Annemarie Schwarzenbach | La notte è infinitamente vuota

Sono tante le cose che non riesco a spiegare bene, e sono proprio queste piccole cose a farmi soffrire di più: influenze che sono come scosse elettriche, che aprono in me spazi sconosciuti senza che io riesca a spiegarmene il perché. Le lettere non ricostruiscono i fatti a posteriori. Vi si trova a volte la traccia di una di quelle scosse. Sono le sole spiegazioni che posso darle per alcune delle mie azioni [La notte è infinitamente vuota, cit. pagina 30]

Titolo: La notte è infinitamente vuota

L’autrice: Annemarie Schwarzenbach nacque nel 1908 a Zurigo e morì a soli 34 anni a seguito di un incidente e ad un tragico errore di diagnosi. Grande amica dei figli di Thomas Mann, viaggiatrice, fotografa, scrittrice e intrepida reporter durante la sua breve vita viaggiò molto in Europa, America e Asia

Editore: Il Saggiatore

Il mio consiglio: è un racconto breve ma intenso, un’ottima lettura per avvicinarsi alla scrittura della Schwarzenbach

Essere giovani studenti nella Parigi del 1929 può instillare oggi un po’ di nostalgia per quell’epoca da noi mai vissuta. Le lezioni all’Università della Sorbona e poi un caffé nei bistrot del Quartiere Latino o una notte di follie nei night club. Nel racconto lungo “La notte è infinitamente vuota”, il secondo della trilogia dedicato a Parigi, Annemarie Schwarzenbach descrive le vicende di Ursula, una studentessa che trascorre due semestri di studio nella capitale francese.

Si tratta di un lungo racconto autobiografico, Ursula è in realtà l’alter ego di carta di Annemarie Schwarzenbach, che proprio tra il 1928 e il 1929 trascorse un periodo di studio a Parigi. Annemarie Schwarzenbach ha una forza evocativa molto intensa nel descrivere e raccontare le vite dei ragazzi e delle ragazze che s’intrecciato all’ombra della Tour Eiffel.

Ursula e Annemarie, due ragazze in cerca di se stesse

Ursula a Parigi frequenta locali e night club dove conosce molte persone. Tra le intricate vie della città, ecco Hochberg, l’uomo che cerca di conquistare Ursula raccontandole dei suoi viaggi e correggendo le bozze dei lavori di lei: il personaggio di Hochberg è probabilmente ispirato all’ufficiale tedesco Karl Haushofer di Monaco, col quale Annemarie iniziò uno scambio epistolare, prima che l’uomo venisse accusato dell’attentato contro il Terzo Reich quindi detenuto e ucciso il 23 aprile 1945, pochi giorni prima dell’arrivo dei russi. Ursula a Parigi conosce Lena Amstel – personaggio realmente esistito e conosciuto anche da Annemarie – una bellissima ballerina ebrea zingara che conquista uomini e donne con i suoi sguardi di ghiaccio; conosce Jaqueline e Joan, gelose l’una dell’altra nell’ottenere le attenzioni di Ursula.

Ricevo ogni giorno un telegramma da Hochberg e lettere e fiori che la donna di servizio mi porta in camera: “Mademoiselle est fiancée?” chiedeva. No, non lo ero. Non sapevo assolutamente che cosa potevo essere. Nulla. Era possibile che qualcosa fosse cambiato? Che cos’erano quattro settimane: il tempo di una vacanza. Prima e dopo c’era la vita. Quello che c’è di mezzo è sogno [La notte è infintamente vuota, cit. pagina 48]

Anticonformismo e omosessualità nel primo Novecento

Annemarie Schwarzenbach è stata una donna decisamente anticonformista, una di quelle donne nate forse nel periodo storico sbagliato data la loro capacità distruttiva di precorrere i tempi. Come Annemarie, anche Ursula non riesce ad amare veramente qualcuno: si affeziona a molte persone e scrive lettere appassionate, ma ha difficoltà a legarsi sia con uomini che con donne. Sia Ursula che Annemarie amano la velocità, le macchine e i viaggi, tutti hobby decisamente maschili in una società di primo Novecento. Ed entrambe sognano di scrivere per viaggiare. La confusione che regna nel cuore di Ursula è percepibile quando Jaqueline le chiede cosa vuole fare da grande, lei non lo sa ancora, e non risponde.

Ah, perché aspiramo all’essere in due, Jaqueline, se, in definitiva, siamo nati soli […] Come posso fare dono della mia anima, Jaqueline? Era come se mi togliessero l’aria di cui avevo bisogno per respirare e la luce necessaria per vedere. Era la libertà che mi veniva tolta, Jaqueline… […] Jaqueline, si ha il diritto di uccidere un mondo per costruirne un altro? [La notte è infintamente vuota, cit. pagina 58]

Viaggiatrice, fotografa, reporter e scrittrice dimenticata

Annemarie Schwarzenbach e una sua amica fotografa furono le prime due donne a viaggiare verso l’Oriente senza uomini al seguito, guidando a folle velocità le auto verso il deserto. Dopo un matrimonio con un diplomatico, l’incontro a Berlino con una donna che la inizia all’uso delle droghe e alcuni tentativi falliti di suicidio, Annemarie Schwarzenbach si reca anche nel Congo belga, dove vorrebbe aiutare le forze Armate della Francia Libera, ma viene allontanata a causa della posizione politica del marito.

Nonostante i problemi e le crisi di nervi, la Schwarzenbach continua a scrivere febbrilmente, quasi come se sapesse di non avere molto tempo a disposizione per terminare le sue opere; scrive anche per alcune testate giornalistiche e firma diversi reportage accompagnati da fotografie.

Sono anni di intenso lavoro, che terminano bruscamente a causa della sua prematura morte. Annemarie Schwarzenbach cadde da una bicicletta e si ferì alla testa battendo contro un sasso. Dopo alcuni giorni, durante i quali aveva ripreso l’uso della parola e sembrava lucida, morì forse a causa dei traumi riportati o di ematomi non riassorbiti.

La sua figura fu completamente dimenticata e le sue opere abbandonate, benché Annemarie Schwarzenbach avesse lasciato disposizioni riguardo all’amica Anita Forrer, la quale avrebbe dovuto prendere visioni degli oggetti personali, delle lettere e dei testi e curare eventualmente i manoscritti postumi.

Oggi le opere di Annemarie Schwarzenbach stanno rivedendo la luce, con nuove traduzioni e nuove pubblicazioni. La brevità del racconto è come la vita di Annemarie: un susseguirsi di emozioni, dubbi, errori, corse in auto e sogni infranti.

Non crede che possano esistere anche libri in cui non accade nulla? […] Perché siamo noi che proviamo sentimenti, compito di chi scrive è suscitarli. Nella musica non accade nulla, eppure ci emoziona. Vorrei scrivere un libro da leggere lentamente e a voce alta, in cui ogni frase, perfino quella più incoerente, fosse armoniosa e bella [La notte è infitamente vuota, pagina 31]

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