Cinque romanzi ambientati negli Stati Uniti

Nella mia libreria gli autori di nazionalità inglese e americana la fanno da padrona. Goodreads conteggia che indicativamente ho letto 110 romanzi di autori americani negli ultimi anni, senza contare quelli che ho preso in prestito della biblioteca anni fa e non ho caricato sul book social. Insomma, sono tantissimi! Certamente è dovuto al fatto che gli americani scrivono moltissimo e nelle librerie infatti se ne trovano una buona percentuale. Quindi oggi mi va di consigliare cinque romanzi di scrittori americani, ambientati negli States, che mi sono piaciuti.

5 romanzi

Inspiring-Picture.com (rielaborata da me)

“L’aiuto” di Kathryne Stockett

Ambientazione: Jackson (Mississippi)

Trama: È l’estate del 1962 quando Eugenia “Skeeter” Phelan torna a vivere in famiglia a Jackson, in Mississippi, dopo aver frequentato l’università lontano da casa. Sua madre desidera per lei solo un buon matrimonio, ma la ragazza ha in mente ben altro: diventare scrittrice. Aibileen è una domestica di colore, saggia e materna, che per un tozzo di pane ha allevato amorevolmente uno dopo l’altro diciassette bambini bianchi, facendo le veci delle loro madri spesso assenti. Minny è la sua migliore amica. Bassa, grassa, con un marito violento e una piccola tribù di figli, è con ogni probabilità la miglior cuoca ma anche la donna più sfacciata e insolente di tutto il Mississippi. Negli anni in cui Bob Dylan comincia a testimoniare con le sue canzoni la protesta nascente, Skeeter, Aibileen e Minny si ritrovano a lavorare segretamente a un progetto comune che le esporrà a gravi rischi. Perché lo fanno? Perché i rigidi confini che delimitano la loro esistenza le soffocano. Perché il vento della libertà inizia a soffiare.

Perché mi è piaciuto: Perché è una storia ricca di colpi di scena, di humor e di dolcezza. Ma è anche il riflesso di un’America che vuole cambiare e scrollarsi di dosso le colpe della segregazione razziale. Se alcuni vorrebbero ancora trattar i neri come schiavi, ragazze coraggiose e un po’ pazze come Eugenia Phelan vogliono cercare di cambiarlo.

THE HELP

Un fotogramma tratto dal film “The Help”, ispirato all’omonimo romanzo

“Ballata per la figlia del macellaio” di Peter Manseau

Ambientazione: tra Odessa (Ucraina) e New York (Stati Uniti d’America)

Trama: Itsik Malpesh, un ebreo russo-moldavo sfuggito alle persecuzioni antisemite, si autodefinisce con smisurato orgoglio il più grande poeta yiddish d’America. Le sue poesie hanno bisogno, tuttavia, di un traduttore che possa restituirne lo splendore in inglese così da renderle accessibili al grande pubblico. Per passione, e un insieme di bizzarre coincidenze, l’incarico viene affidato a un giovane e inesperto bibliotecario che lavora per un’organizzazione culturale ebraica. Decifrando le incerte grafie che ripercorrono le pagine di Malpesh, questi riuscirà a penetrarne il mistero della poesia e di una biografia straordinaria, dall’infanzia vissuta nei primi del Novecento in Moldavia alle peregrinazioni che lo hanno condotto a Odessa prima, e a New York e Baltimora poi.
Il suo sarà un viaggio in una lingua piena di tranelli, e tra gli snodi di una vita picaresca ove tutto tende a una terra promessa che poco ha a che vedere con la fede. Perché la patria che sogna Itsik – raggiunta dopo aver visto distruggere una fabbrica di piume e aver letto Dostoevskji a pagamento, aver viaggiato in una cassa e aver cucito per un sarto, aver scritto per un giornale rivoluzionario e aver rubato – è Sasha, la figlia del macellaio. Sasha che a quattro anni, durante un pogrom, ha avuto il coraggio di opporsi agli aggressori levando il suo minuscolo, tenace pugno; Sasha che, molti anni dopo, sarà la donna cui Itsik dedicherà ogni piuma, cassa, articolo, gugliata di filo o ballata nel corso della sua lunga, strabiliante vita.
Una fiaba ironica e lieve sul valore della vita e della letteratura, accostata dalla critica americana all’opera di Isaac Bashevis Singer e insignita del National Jewish Book Award 2008.

Perché mi è piaciuto: perché le protagoniste sono le parole e la vera protagonista è una lingua, lo Yiddish. Manseu indaga nel significato parole, ci racconta di piccole pedine nella scacchiera della storia e ci parla di un amore tenero e dolcissimo. Anzi, di due amori teneri e dolcissimi.

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La versione americana della copertina del romanzo di Peter Manseau

“La campana di vetro” di Sylvia Plath

Ambientazione: Boston e New York

Trama: In un albergo di New York per sole donne, Esther, diciannovenne di provincia, studentessa brillante, vincitrice di un soggiorno offerto da una rivista di moda, incomincia a sentirsi “come un cavallo da corsa in un mondo senza piste”. Intorno a lei, sopra di lei, l’America spietata, borghese e maccartista degli anni Cinquanta. Un mondo alienato, una vera e propria campana di vetro che schiaccia la protagonista sotto il peso della sua protezione, togliendole a poco a poco l’aria. L’alternativa sarà abbandonarsi al fascino soave della morte o lasciarsi invadere la mente dalle onde azzurre dell’elettroshock. Pubblicato nel 1963, un mese prima del suicidio dell’autrice, La campana di vetro è l’unico romanzo di Sylvia Plath. Fortemente autobiografico, narra con stile limpido e teso e con una semplicità agghiacciante le insipienze, le crudeltà incoscienti, i tabù assurdi capaci di spezzare qualunque adolescenza presa nell’ingranaggio stritolante di una normalità che ignora la poesia.

Perché mi è piaciuto: perché io adoro Sylvia Plath, amo le sue poesie, ho letto i suoi Diari, e ho anche letto le poesie che il marito Ted le ha dedicato. Il romanzo incompiuto “La campana di vetro” è una cruda cronaca di ciò che lei aveva provato negli anni della borsa di studio ed è una fotografia dell’America degli anni ’50. Nonostante sia incompiuto lo trovo magnifico.

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La scrittrice americana Sylvia Plath immortalata con suo marito, il poeta inglese Ted Hughes

“Chiedi alla polvere” di John Fante

Ambientazione: California

Trama: Pubblicato per la prima volta nel 1939 è uno dei primi romanzi dello scrittore italo-americano, riscoperto in Italia e in Francia alla fine degli anni Ottanta dopo un lungo periodo di dimenticanza. La saga dello scrittore Arturo Bandini, alter ego dell’autore, giunge in questo romanzo al suo snodo decisivo. L’ironia sarcastica e irriverente, la comicità di Arturo Bandini si uniscono alla sua natura di sognatore sbandato, che ne fa il prototipo di tutti i sognatori sbandati che hanno popolato la letteratura dopo di lui. Al centro della vicenda è il percorso di Bandini verso la realizzazione delle sue ambizioni artistiche e la sua educazione sentimentale dopo l’incontro con la bella e strana Camilla Lopez…

Perché mi è piaciuto: John Fante scrisse Chiedi alla polvere alla fine degli anni ’30 e venne pubblicato negli Stati Uniti nel 1939. E’ rimasto praticamente sconosciuto, tra la polvere di una biblioteca, finché Bukowski non l’ha riesumato. A me è piaciuto perché è un libro eccezionale e autoironico, mentre vengono narrate le buffe avventure tragicomiche dell’aspirante scrittore Arturo Bandini, alter-ego quasi perfetto di John Fante stesso.

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Colin Farrel e Salma Hayek interpretano rispettivamente Arturo Bandini e la bella Camilla Lopez

“Sorella, mio unico amore” di Joyce Carol Oates

Ambientazione: New Jersey

Trama: Bix e Betsey Rampike a prima vista sono un caso di esemplare medietà suburbana: vivono non lontano eppure distantissimi dalla grande città, in un New Jersey tanto sonnacchioso quanto crudele nelle sue frammentazioni economiche e sociali; conducono un’esistenza che oscilla poco consapevolmente tra appagato conformismo e smodata ambizione; hanno due figli che, se per Bix sono l’incarnazione di un perenne senso di colpa venato di responsabilità, per Betsey rappresentano il veicolo di sogni di gloria e di riscatto, alimentati da una sottocultura della celebrità ormai del tutto pervasiva nella middle class americana. Le aspettative su Skyler, il primogenito, si sono purtroppo infrante in seguito a un incidente che lo ha lasciato claudicante. Diverso però è il caso di Edna Louise, graziosa bambina che sin dalla più tenera infanzia dimostra un talento fuori dal comune per il pattinaggio su ghiaccio che promette di lanciarla nello scintillante mondo dell’agonismo professionistico e dello show business.

Perché mi è piaciuto: perché la Oates è la mia scrittrice americana vivente preferita e in questo splendido romanzo, JCO affresca una società americana dei primi anni ’90. Il romanzo vuole anche essere una critica alla società che sfrutta i bambini come ‘piccoli fenomeni da baraccone’, privandoli delle cose che per diritto dovrebbero avere tutti i bambini. Una società che intossica i propri figli con antidepressivi in tenera età e dove i problemi si affogano con i tradimenti o con l’alcool. JCO ha firmato un altro romanzo meraviglioso/imponente/incredibile.

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La scrittrice americana Joyce Carol Oates

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