Milano | Segantini Ritorno a Milano

Milano è una città che mi piace moltissimo, sin dalla prima volta che ci sono stata ho sempre cercato nuove occasione per tornarci. La giornata di ieri doveva essere dedicata unicamente a Chagall, il grandioso pittore russo naturalizzato francese, ma a poche settimane dalla partenza per Milano, ho scoperto che a Palazzo Reale c’era anche la mostra di Giovanni Segantini. Che coincidenza… in una giornata sola ho potuto vedere due splendide mostre. In questo articolo parlerò della mostra di Giovanni Segantini, nel prossimo vi parlerò di Marc Chagall.

Giovanni Segantini (1858 –  1899) è noto al pubblico come uno dei più grandi pittori europei di fine Ottocento: è stata la metafora vivente della situazione esistenziale di confine tra le tradizioni pittoriche precedenti e quelle meno note della regione alpina. Segantini nasce il 15 gennaio del 1858 ad Arco, in Trentino, da una famiglia con difficoltà economiche notevoli. Il padre è spesso assente per cercare di guadagnarsi da vivere e Giovanni resta con la madre, che però nel 1865 muore dopo una grave malattia. Giovanni Segantini sperimenta ben presto il dolore della perdita delle persone care, poiché un anno dopo la morte della madre, muore anche il padre. A otto anni è quindi orfano: il tema della maternità lo ritroveremo spesso nei suoi dipinti, proprio a causa di queste premature perdite. Nel dipinto “Le due madri” l’artista rappresenta la maternità animale (la mucca col vitellino) e umana (la contadina con il bambino addormentato); in questo lavoro la luce mi ha colpito, sopratutto il suggestivo gioco di ombre e luci e l’atmosfera calda: ad ammirarlo con attenzione mi pare quasi di sentire di suoni della campagna.

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Giovanni Segantini “Le due madri” (1889). Il tema della maternità tocca profondamente l’artista, rimasto orfano da piccolo. Qui vediamo la madre animale e la madre umana, nella stalla illuminata dalla lanterna, poco prima della notte.

Dopo un periodo al riformatorio a Milano – per ozio e vagabondaggio – approda a Borgo Valsugana, dove il fratellastro Napoleone lo fa lavorare nella posteria-bottega fotografica: qui Segantini apprende non solo il lavoro fotografico ma impara a gestire in modo perfetto la luce, che gli sarà utile per i dipinti successivi. Ne è un esempio il magnifico “La raccolta dei bozzoli”: qui la luce è controllata in modo perfetto, entra dalla porta in secondo piano, la tenda rossa tirata solo a metà ci lascia intravedere un luminoso giardino; le donne stanno lavorando al tavolo, chiacchierano tra loro e sorridono; nella parte destra del dipinto c’è un trespolo di legno e in basso un neonato su un girello, che gioca solo mentre la madre lavora. Questo dipinto mi ha trasmesso una sensazione di pace e sicurezza: lo scorrere del tempo in campagna è scandito da precise date, le stagioni si susseguono, apparentemente tutte uguali ma con dettagli differenti. Qui sembra fine estate: la luce è ancora calda, il giardino in fiore, e i lavori da portare a termine prima dell’inverno sono ancora tanti.

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Giovanni Segantini “La raccolta dei bozzoli” (1881-1883). Il controllo della luce è notevole, frutto del lavoro presso la bottega fotografica del fratellastro Napoleone a Borgo Valsugana

Quello di Borgo Valsugana sarà per Segantini l’ultimo soggiorno in Trentino, a causa di un problema con la leva austriaca non potrà tornare senza incorrere nella pena di morte. Così, nel 1874 Segantini torna a Milano e studia alla prestigiosa Accademia di Brera. E’ del 1879 l’esposizione del lavoro “Il coro di Sant’Antonio“, un dipinto memorabile che gli vale critiche decisamente positive da parte della borghesia milanese, alla quale Segantini sarà sempre legato anche dopo il definitivo trasferimento ai Grigioni in Svizzera.

Segantini lascia Milano per approdare in Brianza nel 1881, dove sboccia il suo profondo amore per la natura, potendone stare in perenne contatto: è qui che dipinge i capolavori che lo renderanno immortale, quei paesaggi della campagna, gli animali, la natura, il duro lavoro nei campi e la quotidinaità contadina. I successi non finiscono: infatti nel 1883 ad Amsterdam riceve la medaglia d’oro per il capolavoro “Ave Maria a trasbordo“, un lavoro sublime che mi ha catturata appena sono entrata nella sala ad esso dedicata.

Ma è con “Alla stanga” che nel 1886 chiude la stagione della Brianza. “Alla stanga” è frutto di sei mesi di lavoro en-plain-air, nella campagna della Brianza, al lavoro ogni giorno per riuscire a terminare questo monumentale dipinto. Anzitutto colpisce per la sua grandezza e per ammirare i particolari mi sono seduta sul divanetto di fronte al dipinto e sono rimasta immersa nella Brianza dell’Ottocento per una decina di minuti. La stanga divide due proprietà di due comuni diversi e le donne si affaccendano nel mungere le mucche e dar loro da mangiare, prima che cali il sole. In secondo piano, una corona di montagne innevate, i pascoli sono ancora verdi, ma si approssima l’autunno. Che sensazioni trasmette un dipinto così? Ho pensato ai nostri nonni, a curar gli animali nei pascoli, alla vita della campagna così difficile e dura ma così ricca di soddisfazioni.

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Giovanni Segantini “Alla stanga” (1886)

Segantini rientra a Milano dove lavora come ritrattista e come realizzatore di nature morte. Nonostante le buone committenze milanesi, Segantini si rifugia a Savognino, la valle soleggiata sul crinale dello Julierpass. Qui a Savognino resterà otto anni, durante i quali sviluppa il paesaggio della pittura tonale alla tecnica divisionista, rilaborando tesi simboliste alla luce della sua personale visione della natura, una visione panteista. All’insorgere di alcuni guai finanziari, le autorità svizzere lo cacciano da Savognino nel 1894. Nel 1899 Segantini si stabilisce sul ghiacciaio dello Schafberg, ma muore pochi giorni dopo il suo arrivo per un attacco di peritonite.

La mostra di Milano, che raccoglie in tutto 120 opere, è una retrospettiva che mi ha affascinata e colpita nel profondo; partendo appunto dagli esordi mentre studiava all’Accedemia di Brera sino alla maturità quasi simbolista, è stato un lungo viaggio tra le montagne che tanto amava e la città che lo rendeva insofferente ma gli procurava commitenze. Grazie a Giovanni Segantini ho viaggiato con la fantasia tra la Brianza, i Grigioni, Milano e la Svizzera, e non posso far altro che consigliare la visita a chi è appassionato di arte.

Se mi chiedessero quale dipinto mi è rimasto nel cuore, posso rispondere con “La raffigurazione della primavera”: a  sinistra in fondo, ecco un paesino di montagna, e sulla collina un cane felice. Sullo sfondo le montagne innevate, il cielo azzurro e qualche nube passeggera. Al centro, la ragazza che conduce due cavalli. In questo dipinto emerge quel senso di eternità che Segantini amava tanto, la natura si risveglia dopo i geli dell’inverno, ciclicamente come ogni anno, per sempre.

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Giovanni Segantini “La raffigurazione della primavera” (1897)

Sito internet ufficiale della mostra con tutte le informazioni per la visita e le prenotazioni.

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2 pensieri su “Milano | Segantini Ritorno a Milano

    • In effetti, Milano centro è una cosa, la periferia sicuramente è brutta… io avendo visto solo la zona Duomo e Castello Sforzesco ho un’idea un po’ falsata. E’ come vedere solo Piazza Castello di Torino, ma ci sono anche gran bei posti come la Falchera ahahah ^_^

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