Antonio Tabucchi | Viaggi e altri viaggi

Il titolo e la frase estratta dal testo mi hanno convinta a comprare questo taccuino di pensieri, dico così perché di romanzo non si tratta e neppure di saggio. Ho portato questo libro con me in Sardegna e nei ritagli di tempo ne ho letto un po’. Oggi l’ho terminato. Ecco il mio commento.

Titolo: Viaggi e altri viaggi

L’autore: Antonio Tabucchi (1943 – 2012) è stato scrittore, curatore e traduttore. Vincitore di prestigiosi premi internazionali, è ritenuto uno dei maggiori intellettuali europei del secondo Novecento.

Editore: Feltrinelli

Il mio consiglio: sì, aiuta ad aprire la mente e a farvi riflettere

Ogni luogo nel quale arriviamo in un viaggio è una sorta di radiografia di noi stessi. Spesso, ingenuamente, scattiamo le fotografie nell’illusione di portare via qualcosa. Ma le immagini sono solo la pelle, pura apparenza: ciò che quel luogo provoca in noi nel guardarlo e viverlo non è fotografabile. Succede la stessa cosa con i sogni [….] Per questo ogni luogo è lo stesso. Raccontarlo non significa descriverlo, ma riuscire a dire, anche in minima parte, le emozioni che vi ha lasciato.

La raccolta di pensieri e di scritti di Tabucchi racchiusa in questo libro è pura poesia. Tabucchi ci prende per mano e ci trascina in un vortice di luoghi, date, fatti, emozioni tali da farci girare la testa. Con una prosa asciutta ci porta in Brasile, in Messico, in Australia, in Italia e ovviamente nel suo amato Portogallo.

Viaggiare per Tabucchi non è chiudersi in un restort di lusso o in un villaggio vacanze, dove magari tutti parlano italiano e del Paese che ci ospita vediamo solo 10 metri quadrati di spiaggia; il viaggio è scoperta, imprevisto, stupore. Forse, proprio perdendoci troveremo i posti più belli. Forse, solo mescolandoci con i locali potremo dire di aver veramente vissuto un luogo. E solo provando la saudade, quella misteriosa sensazione che colpisce solo i viaggiatori più sensibili, potremo dire di essere veri viaggiatori.

La saudade, ci spiega Tabucchi, è quella sensazione nostalgica difficile da spiegare. Spesso, una nostalgia del futuro. Se siamo in luogo e ci siamo totalmente immersi potremmo provare la saudade pensando che un giorno quel luogo ci mancherà, e se dovessimo tornarci, potrebbe non essere più lo stesso. Di solito, ci avverte Tabucchi, la saudade colpisce al tramonto: quando i raggi del sole calano e il cielo inizia a punteggiarsi di stelle, lì in quel momento, potremmo venire colti dalla saudade.

A me è successo, al tramonto, parecchie volte sulle spiagge. Non so spiegare, le spiagge per me sono belle solo dopo le sei di sera, quando la gente si scrolla la sabbia di dosso, si riveste, chiude gli ombrelloni e si trascina via le borse frigo vuote. Io amo la spiaggia mentre il sole va via, mentre inizia a far freschino perchè io sono ancora in costume. Amo il sole che conferisce quel colore rosato al cielo e il mare diventa scuro. Ogni volta che rimiro una delle mie foto scattate al tramonto in una spiaggia, provo saudade. Nostalgia del momento che sto vivendo, anche se son lì e son felice, sì sono nostalgica perché son piemontese e vivo a 250 km dal mare e so che fino all’estate dopo non potrò vedere un tramonto marino.

In queste pagine ho viaggiato con Tabucchi, ho visto il mondo attraverso i suoi occhi. Ho scoperto molti nuovi autori e grazie agli approfondimenti storici ho appreso eventi e personaggi di cui non conoscevo nulla. Quello che mi ha colpito maggiormente l’ho sottolineato con un tratto lieve lieve di matita: in futuro aprirò il libro e sfogliando le pagine a casaccio andrò a leggere le sottolineature, certa che proverò le stesse emozioni.

Un luogo non è mai solo “quel” luogo: quel luogo siamo un po’ anche noi. In qualche modo, senza saperlo, ce lo portavamo dentro e un giorno, per caso, ci siamo arrivati. Ci siamo arrivati il giorno giusto o il giorno sbagliato, a seconda, ma questo non è responsabilità del luogo, dipende da noi. Dipende da come leggiamo quel luogo, dalla nostra disponibilità ad accoglierlo dentro gli occhi e dentro l’animo, se siamo allegri o malinconici, euforici o disfotici, giovani o vecchi, se ci sentiamo bene o se abbiamo mal di pancia. Dipende da chi siamo nel momento in cui arriviamo in quel luogo. Queste cose si imparano col tempo, e soprattutto viaggiando.

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