Il bambino blu | Marinella Peyracchia

Passeggi lungo gli antichi portici di un paesino del Canavese e ti trovi di fronte ad un libriccino con una copertina che ti colpisce: Ushuaia fin del mundo. La Patagonia e la sua immensa desolazione non può che affascinare il viaggiatore o – come me – il sognatore, che immagina queste immense distese d’erba secca e rocce, dove passa una sola strada. Convinta dalla trama e dallo spirito romantico acquisto il libro ed ecco il mio commento.

Titolo: Il bambino blu

L’autrice: Marinella Peyracchia nasce nel 1958 in Val Varaita (Piemonte) e oggi vive in Canavese. Sportiva e appassionata di viaggi, ha visitato più volte l’America latina e il Nord Africa, alimentando l’interesse per la scrittura con l’osservazione dei luoghi e delle persone incontrate

Editore: Hever Editore & Conti Editore

Il mio consiglio: sì, qualche ora di evasione nelle distese patagoniche

Mi sentivo sopraffatta: avevo lasciato fosse il caso a decidere, fossero gli altri a dirmi cosa fare, fossero gli altri a darmi il tempo. Non mi ricordavo cosa cercassi in Argentina. In un deserto di pietre ed erba non c’è mai nulla oltre pietre ed erba. Nel vuoto non c’è che vuoto. Mi ero infilata in una storia non mia, in un dramma che mi sorpassava. Ero andata in Patagonia per cercare chissà cosa, qualche cosa di astratto, mentale, ipotetico, poetico, ma avevo trovato un bambino muto, dolorante, struggente, con dentro un dolore tanto concreto da cancellare ogni altra idea.

La voce narrante del romanzo è una donna italiana che vola alla fine del mondo per offrirsi di aiutare Hilda, una nonna malata, ad accompagnare il nipote Jorge a Buenos Aires, dalla madre. Questa potrebbe essere in estrema sintesi la trama del romanzo. In realtà, il fatto di accompagnare Jorge a Buenos Aires è l’espediente per parlare della Patagonia e delle sue immensità, della sua gente e dei luoghi.

Il libro è senz’altro scritto bene, in modo scorrevole e chiaro, ma secondo me l’autrice poteva – doveva! – approfondire le descrizioni e sopratutto le persone che incontrava durante il viaggio, proprio perché l’autrice è stata diverse volte in Argentina.

Il bambino blu

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4 pensieri su “Il bambino blu | Marinella Peyracchia

    • Forse è un libro che viene apprezzato in seconda lettura… Nel mio caso, i libri troppo brevi “svaniscono” troppo velocemente (vedi “Tramonto di un cuore” di Stephen Zweig… non mi ricordo più di cosa parla!!!)

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