A un passo dalla libertà | G. Novaria e G. Paviolo

Si pensa che i luoghi che conosciamo a fondo non abbiano più nulla da raccontarci, una volta visitati un paio di volte, si pensa che le particolarità siano finite. Io credo che non ci sia nulla di più errato, e ieri ne ho avuta l’ennesima conferma. Frequento il paesello di Ceresole Reale da 28 anni e ieri quel piccolo paesino di montagna adagiato lungo le sponde dell’omonimo lago artificiale mi ha riservato alcune sorprese. Lo spunto per una nuova avvenutura letteraria è giunto dopo la visione della mostra sulla Battaglia di Ceresole e della Tragedia del Colle Galisia del 1944 presso la Ca’ del Meist, in Borgata Capoluogo 3. Dopo la visione della mostra, mi è venuta la curiosità di scoprirne di più sulla Storia delle nostre montagne, e nella piccola ma fornitissima libreria del paese, ho comprato il libro che mi ha saputo conquistare, appassionare e sorprendere.

Titolo: A un passo dalla libertà. 1944 odissea sul Colle Galisia

Gli autori: Guido Novaria e Giampiero Paviolo lavorano nella cronaca del quotidiano La Stampa di Torino. Hanno raccontato e fatto riscoprire già negli anni passati l’odissea del Colle della Galisia, attraverso libri, documenti, reportage, interviste e articoli di giornale

Editore: Priuli e Verlucca Editori

Il mio consiglio: sì, è un libro breve ma appassionante, da leggere perché nessuna vittima di nessuna guerra dovrebbe essere dimenticata

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Panorama autunnale in alta Valle Orco, presso Pian del Nivolet (foto: Claudia)

La colonna si mosse rapidamente lungo un sentiero che non consentiva di camminare affiancati. L’umore era nero: “Andiamo verso la libertà” disse uno degli inglesi che Vittorio non conosceva ancora. Aveva raccomandato il silenzio, ma a quell’ora il pericolo d’incontrare una pattuglia nemica era uguale a zero. Dopo, la musica sarebbe cambiata.

Nonostante la mole di libri letti sinora, non avevo ancora letto un libro ambientato nel mio verdeggiante Canavese – mea culpa. Di libri pubblicati che raccontano dei paesi limitrofi al mio ce ne sono molti, come anche ci sono molti scrittori locali (l’autore del libro che sto commentando l’ho incontrato ieri, anche se lo conoscevo già di vista). La prima sorpresa di questo libro è stata proprio quello sentirmi coinvolta da cento per cento, perché ogni luogo citato dagli Autori lo conoscevo, o perché ci sono stata o perché ci son passata. La seconda sorpresa di questo libro è stato scoprire che nel 1944 il mio Canavese – che immaginavo relativamente tranquillo – proprio tranquillo non lo era. La terza sorpresa è stata scoprire che a Spineto (una frazioncina di Castellamonte) c’era un campo di prigionia: devo scoprirne di più! Infine, la quarta sorpresa è stato notare come una drammatica storia di guerra mi abbia coinvolta al punto di non riuscire a staccare le pagine dal libro, nonostante la stanchezza serale.

Ma di che cosa parla questo libro? Parla di civili, soldati e comandanti, che durante la Seconda Guerra Mondiale hanno dovuto prendere delle drammatiche decisioni. Dopo l’8 settembre 1943, l’Italia va allo sbando, inizia una sorta di guerriglia che sfocia in una guerra civile. Anche sulle nostre montagne questi eventi toccano le popolazioni. Così, l’8 novembre del 1944 un gruppo di soldati inglesi riescono a fuggire da alcuni campi di prigionia tedeschi del Canavese e chiedono aiuto alle squadre dei partigiani locali. La missione dei partigiani italiani è quella di condurre gli inglesi nella Francia liberata dopo lo sbarco in Normandia, ma l’unico passaggio per scendere in Val d’Isère da Ceresole è il Colle Galisia, un passo a oltre 3000 metri sul livello del mare. Un passo che in novembre è una follia tentare di attraversarlo.

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Il Lago di Ceresole visto dalla strada che sale verso il Lago Agnel, Alta Valle Orco (foto: Claudia)

Il romanzo è affasciante perché mette un pizzico di suspence quando descrive le spie che informano i tedeschi che la colonna si muoverà verso il Colle Galisia, cosicché i nemici possano tendere l’imboscata. Ma i partigiani riescono, grazie ad un’altra spia, a scoprirlo e partono per il Colle Galisia con un giorno di anticipo. Giunti al Lago Agnel, la colonna di partigiani e inglesi prosegue. Ma a questo punto la montagna si fa pericolosa, e anche i migliori, i più addestrati, anche quelli che della montagna conoscono ogni dannato sasso, non riescono a tener testa alla bufera di neve e alle numerose slavine.

Sul Galisia moriranno quarantun giovani vite. Quarantun ragazzi, tra partigiani e inglesi, che sognavano di riabbracciare la famiglia, sposarsi, avere dei figli, un buon posto di lavoro e una pensione, da godersi in serenerità circandati da nipotini. Invece, alcuni di loro moriranno a soli 150 metri dal Rifugio che avrebbe potuto essere la loro salvezza. La tragedia si consuma dall’8 novembre al 18 novembre, quando le squadre di soccorso troveranno i superstiti.

I superstiti di questa tragedia, raccontarono con difficoltà e grande emozione quei giorni bianchi. Uno di essi, Giuseppe Mina, sopravviverà solo due anni, e morirà dopo atroci pene dovute a quelle notti lassù. Notti lassù, così vicine al Cielo ma così simili all’Inferno.

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2 pensieri su “A un passo dalla libertà | G. Novaria e G. Paviolo

    • Anche io la conoscevo poco, sapevo che era successo qualcosa al Colle Galisia ma era una vicenda nebbiosa! Sono contenta di aver letto questo libro: mi ha insegnato molto, benché sia breve!

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