Dominique Lapierre | C’era una volta l’URSS

“Arcipelago gulag” è un libro che vorrei leggere ma la sua mole mi spaventa parecchio. Cercando su Internet consigli per leggere libri ambientati in Russia dopo la II Guerra Mondiale, trovo questo reportage di Dominique Lapierre, famoso giornalista di Paris Match. In biblioteca ne hanno una copia e in poche ore lo divoro, letteralmente. Le fantastiche avventure di queste due coppie di francesi in giro per le dissestate strade sovietiche mi hanno coinvolta ed emozionata moltissimo.

Titolo: C’era una volta l’URSS

L’autore: Dominque Lapierre è un giornalista francese che da sempre percorre le strade del mondo per lanciarsi in aiuto dei più poveri.

Editore: Il Saggiatore

Il mio consiglio: leggetelo, sopratutto se siete ragazzi giovani e a scuola non siete arrivati a studiare oltre il 1945

Non ci siamo mai posti il problema che piacessero o non ci piacessero la Russia e il suo regime. Queste pagine raccontano con assoluta obiettività la vita dei cittadini russi che ci hanno accolti spontaneamente, spalancandoci le porte, lungo i tredicimila chilometri di strada che non appartenevano né all’inferno né al paradiso, ma alla storia degli uomini.

Due ragazzi francesi, un reporter e un fotografo, ottengono nell’estate del 1956 il permesso di entrare in URSS per realizzare una serie di articoli giornalistici, reportage e interviste. Chruscev ha appena sconvolto il mondo annunciando i crimini commessi dall’uomo d’acciaio, Stalin, durante il suo regime e il nuovo governatore dell’URSS firma i visti per far entrare i due francesi accompagnati dalle loro consorti. Inizia così un viaggio lungo tre mesi percorrendo circa 13.000 km con una raffinata autovettura americana – la Simca Maryl – che si vedrà incrostare i cilindri dallo scadente carburante sovietico; i francesi vengono accompagnati, durante il loro lungo viaggio, da una coppia di giovani ragazzi sovietici: Slava, un reporter della Pravda, e sua moglie Vera, una bella insegnante di musica.

Lapierre e Pedrazzini documentano e fotografano ogni loro avventura; conducono interessanti interviste ai figli del partito; viaggiano attraverso le città principali (Brest-Litovsk, Minks, Mosca, Charkov, Rostov, Jalta, Krasnodar, Soci, Gori e Tiflis) incontrando operai, contadini, studenti tutti gentilissimi e curiosi di conoscere questi bislacchi francesi. Lungo i 13.000 chilometri non saranno poche le difficoltà che la macchina capitalista dovrà affrontare: la benzina, ad esempio, sarà un loro incubo costante. I sovietici infatti non possiedono automobili private, si spostano su grandi camion o sui tram pubblici per cui in URSS le stazioni con la benzina raffinata sono pochissime. Inoltre, nei lunghi tragitti in mezzo al nulla tra una città e l’altra, Dominique e Jean-Pierre dovranno arraggiare la loro Simca Maryl come macchina anfibia per guadare i torrenti impetuosi, poiché non esistono ponti.

Ciò che emerge dal reportage è la fotografia di un popolo immenso, con radici culturali molto diverse (dai contadini della Georgia ai cittadini di Mosca), tutti uniti sotto la falce e il martello. Torreggiano statue di Lenin e Stalin con i pugni alzati in aria e lo sguardo fiero; campeggiano scritte che osannano il lavoro, la fatica, lo sforzo e parlano soprattutto di pace (magari a pochi km si svolgono i tes nucleari).

L’immagine è quella di un paese che vive o cerca di vivere in quella che dall’esterno tutti ammirano come il paese delle libertà, ma in realtà a me puzza più di prigione. I cittadini sovietici hanno di fatto parecchi divieti: uno su tutti quello di non poter uscire dai confini dell’URSS. Poi non possono leggere quotidiani stranieri, le loro primitive tv trasmettono solo un canale, quello ufficiale e le notizie sono accuratamente filtrate dal Partito. I russi possono andare al mare, il Mar Nero è una famosa località balneare, ma le guardie pattugliano le acque territoriali affinché nessun bagnante o natate cerchi di avvicinarsi alla Turchia.

E’ però sorprendente che quasi nessun cittadino sovietico si lamenta con i francesi; benché vivano in alloggi di 18 m quadrati in cinque o sei, dividendo bagni e cucine con altri cittadini, essi preparano lauti banchetti per i giornalisti e le loro mogli. C’è però chi si lamenta, dicendo una frase che mi ha colpita in  modo particolare: “Anziché dire ‘Va all’inferno!’ bisognerebbe dire ‘Va in Unione Sovietica!’.

Oggi ho visto una signora alla quale piace molto leggere; mi ha chiesto cosa stavo leggendo io, sapendo che amo leggere. Le ho risposto con toni entusiastici che avevo appena terminato “C’era una volta l’URSS”. Le ho raccontato alcune cose che mi avevano colpita in modo particolare; lei, annuendo, mi ha detto: “Questi sono libri che dovreste leggere voi giovani per capire meglio la Storia”.

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2 pensieri su “Dominique Lapierre | C’era una volta l’URSS

  1. Terrò presente questo tuo consiglio.

    Leggere questa tua recensione mi ha fatto venire in mente Il compagno Don Camillo… io son un’amante dei film, ma prima o poi vorrei leggere questo e tutti gli altri libri di gaureschi

    Mi piace

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