Charles Dickens | Le avventure di Oliver Twist

Per la mia rubrica mensile di giugno “Un classico al mese“, puntata #6, ho deciso di leggere un grande Classico, uno di quelli con la C maiuscola. Ora che sono uscita – a malincuore – dall’universo di Oliver Twist mi trovo in difficoltà commentarlo, poiché è impossibile condensare in poche righe un romanzo del genere. Ci proverò lo stesso, sperando di ottenere un modesto risultato.

Titolo: Le avventure di Oliver Twist

L’autore: Charles Dickens (Portsmouth, 1812 – Gadshill, 1870) è stato uno scrittore, giornalista e reporter britannico. E’ considerato uno dei più importanti e popolari romanzieri di tutti i tempi.

Editore: Oscar Mondadori

Il mio consiglio: assolutamente sì, è un romanzo magnifico che merita di essere letto e riletto

Vicino a quel tratto del Tamigi ove sorge la chiesa di Rotherhithe, ove gli edifici lungo la riva sono più sudici e le imbarcazioni sul fiume più annerite dalla polvere di carbone e dal fumo che scaturisce dai bassi tuguri pigiati gli uni contro gli altri, v’è la più sporca, la più bizzarra e la più straordinaria delle tante zone nascoste di Londra, la cui esistenza e addirittura il suo nome sono ignorati dalla grande maggioranza dei londinesi.

Mentre leggevo Oliver Twist, in particolare le bellissime descrizioni dei luoghi che Charles Dickens dipinge con la sua magistrale penna, vedevo continuamente davanti agli occhi i dipinti di John Atkinson Grimshaw, pittore vittoriano vissuto nella seconda metà dell’Ottocento. Ho iniziato Oliver Twist con un po’ di timore vista la mole e mi dicevo “cosa mai potrà accadere ad un orfanello da riempire 520 pagine!”. In effetti, il povero Oliver ha avuto una vita molto avventurosa e tormentata, tanto che mentre leggevo volevo andare avanti per scoprire il segreto della famiglia di Oliver, ma temevo anche di finirlo troppo presto, perché di questo romanziere me ne sono proprio innamorata.

Oliver Twist è stato scritto a puntate tra il 1837 e il 1838, e secondo me è proprio questa la sua forza: Dickens doveva far sì che i lettori acquistassero l’inserto della settimana successiva, per scoprire cosa succedeva all’orfanello, per questo arricchiva il racconto con colpi di scena alla fine dei capitoli. Questa tattica ha reso il romanzo decisamente avvincente e interessante, tanto che a mezzanotte spesso mi ritrovavo con il libro ancora in mano 🙂

Nato in un ospizio per poveri, la madre muore poco dopo il parto e sin dall’infazia subisce torti e soprusi; inizia la lavorare a 9 anni, presso un commerciante di bare ma poi fugge, per cercare di cambiare la sua condizione di piccolo schiavo. Giunge a Londra e incontra una banda di ladri, comandata dal tremendo Fagin, l’ebreo senza scrupoli che raccatta di ragazzini di strada e li inizia all’arte dei furti. Oliver non vuole rubare a nessuno, nemmeno ai ricchi, ma viene incolpato di un furto messo in prigione ma poi scagionato da un misterioso benefattore. In queste righe c’è circa la prima metà del romanzo, ma molto deve ancora accadere nella seconda metà.

Oliver Twist per me è stato un viaggio nella fumosa Londra vittoriana, piena di contraddizioni messi in luce dallo humor nero di Dickens. Oliver è la vittima di una società che cerca di sfruttare i poveri per trarne il più possibile beneficio; Oliver vive in una città dove dilaga il lavoro minorile senza condizioni di sicurezza e igiene, dove i poveri muoiono negli ospizi e vengono ammassati nelle fosse comuni perché i terreni costano.

Il romanzo di Dickens potrebbe sembrare un romanzo di formazione, ma in realtà è uno dei primi esempi di romanzo sociale, dove viene analizzata una società in tutte le sue contraddizioni, pregiudizi e soprusi. Oliver, però, nonostante le mille avversità e difficoltà non smette di sperare in un cambiamento e nonostante possa sembrare semplice guadagnarsi da vivere in modo disonesto, lui non accetta.

La storia mi ha coinvolta anche perché Dickens, oltre che un favoloso narratore, ci ha messo anche una puntina di giallo in questo racconto: infatti, quando Oliver arriva dal suo misterioso benefattore, ecco che Dickens ci rivela che il ritratto di una ragazza assomiglia in tutto e per tutto all’orfanello. Come mai?, ci chiediamo per tutta la durata del romanzo. Dickens ce lo svela alla fine, con abili colpi di scena e con uguale abilità tira i fili del racconto senza lasciare niente al caso.

Dickens divide nettamente l’universo dei suoi personaggi: ci sono i cattivi, ovvero la banda di ladri, da Fagin al terribile Bill Sikes, alla povera Nancy una prostituta che vive con loro ma alla fine cerca la redenzione; ci sono i buoni Oliver in primis, ma anche la signora Maylie e la buona nipote Rose, e il signor Brownlow; inoltre ci sono i mezzi buoni/cattivi, i gestori dell’ospizio dove è nato Oliver, che si vendono per poche sterline ma alla fine non verranno puniti in modo pesante. Dickens non dmentica nessuno e negli ultimi capitoli sistema tutti.

Con queste descrizioni e questi ritratti, sia dei personaggi accuratamente tratteggiati e dei luoghi che sembrano tanto reali da esser lì con Oliver, “Le avventure di Oliver Twist” conquistano nel mio cuore un posto speciale. Certamente continuerò a leggere romanzi di Dickens perché sono avvincenti, emozionanti, coinvolgenti e insomma… io vorrei leggere solo romanzi come questi!

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