Torino | Preraffaelliti l’utopia della bellezza

Ho visto per la prima volta un dipinto di un artista preraffaellita sul libro di letteratura inglese del liceo. L’Ofelia di Millais campeggiava accanto agli estratti dei romanzi vittoriani e per me fu un colpo di fulmine. Sfortunatamente, nel programma di storia dell’arte i Preraffaelliti non avevano gran voce in capitolo, perché gli Autori di tali tomi preferivano dare spazio agli artisti italiani. Ho visto riprodotti i loro quadri innumerevoli volte, ma “abitando” al Tate Museum di Londra – e non essendo mai stata in Gran Bretagna – non li avevo mai potuti vedere dal vivo. Finché un ometto un po’ smunto e molto alto, dal forte accento piemontese e oggi Sindaco della Città di Torino si accorda col il Tate e fa arrivare Millais, Rossetti, Brown e Coley in terra sabauda.

L’emozione prima di entrare alla mostra è notevole: nel Palazzo Chiablese in Piazzetta Reale ci sono i Preraffaelliti, tra i miei pittori preferiti. La coda alla cassa è scorrevole, indosso le cuffie dell’audioguida e mi immergo nel percorso espositivo. Le sale sono suddivise per temi: storia, religione, paesaggi, società contemporanea, stile pittorico, bellezza e simbolismo.

Sono tre gli artisti che danno orignie alla Confraternita dei Preraffaelliti: John Everett, Millais, Dante Gabriel Rossetti e William Holman Hunt -pronti a ribellarsi alle regole del tempo per dare vita a opere vive, vere e ispirate alla natura, alla storia, alla religione e alla letteratura. La Confraternita, fondata nel settembre del 1848, aveva l’obiettivo radicale di cambiare la società attraverso l’arte, ispirandosi agli ideali del passato e del primissimo Rinascimento.
I Preraffaelliti dipingevano i paesaggi en plein air, per riprodurre il più fedelmente possibile ogni fiore e ogni stelo d’erba. Le loro donne sono persone in carne e ossa, con una sensualità mai celata e spesso ostentata. I loro colori sono intensi, forti, brillanti.  I temi cari sono quelli della storia, spesso presa da Dante Alighieri o William Shakespeare, dalle novelle medievali o dalla Bibbia e devono essere emotivi . La religiosità, tema spesso presente nei quadri dei Preraffaelliti è espressa con un’intensità che all’epoca spesso sconvolse i critici d’arte vittoriani come Charles Dickens, ma che incontrò invece il favore di John Ruskin, loro sostenitore e mecenate (fonte: poloreale.beniculturali.it).

Nella prima sala vengo colta di sorpresa perchè eccola, c’è Ofelia di John Everet Millais. La voce guidata mi spiega che la bellissima modella, Elisabeth Siddal, ha posato per tre mesi dentro una vasca da bagno; per un paio di giorni il riscaldamento del bagno di Millais era guasto e la povera Siddal si buscò un brutto raffreddore. Il padre della Siddal minacciò addirittura Millais e non voleva che la figlia continuasse a posare per lui. La rigogliosa vegetazione Millais l’aveva dipinta nella campagna inglese, e Elisabeth Siddal era stata aggiunta alla fine. Il soggetto deriva da una commedia di Shekeaspere, Amleto.

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John Everett Millais “Ofelia” (1851-52)

I dipinti scorrono sotto gli occhi e l’emozione è grande. Molti li conosco perché ho visto delle riproduzioni, mentre alcuni li scopro per la prima volta. Come per esempio “Claudio e Isabella” del pittore Holman Hunt. Anche in questo caso il riferimento è ad una commedia di Shekeaspere “Misura per misura”. Nel dipinto, Isabella è nel carcere dove è rinchiuso suo fratello Claudio: egli sarà libero e non verrà ucciso se la sorella si concederà ad un uomo. Ma Isabella, non volendo venire meno ai suoi voti, non vuole concedersi e sta dicendo a Claudio che dovrà morire. Sono entrambi disperati, per i sacrificio che viene loro chiesto: a Claudio la vita, a Isabella la verginità.

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Williamo Holman Hunt “Claudio e Isabella”

Un altro splendido dipinto ricco di simboli e che non conoscevo è “Cristo nella casa dei genitori” di John Everett Millais, fortemente simbolico perchè qui vediamo un Gesù giovanissimo nella bottega del padre, dove a destra si riconosce Battista (con la bacinella d’acqua in mano), sul tavolo vi sono i chiodi, sullo sfondo la scala che verrà usata per calare il corpo di Gesù dalla croce, all’esterno il gregge di pecore che saranno i suoi fedeli e accando alla scala, la squadretta triangolare ovvero la Trinità.

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John Everett Millais “Cristo nella casa dei genitori”

Se Dickens denunciava l’industrializzazione e lo sfruttamento del lavoro minorile (anche se non amava granché i Preraffaelliti), anche gli artisti stessi denunciavano l’eccessivo cambiamento che l’uomo stava facendo su Londra durante la Rivoluzione Industriale. Collins nel bellissimo quadro esposto a Torino vuole mostrare un aspetto molto particolare di Londra: nessuna vettura, nessun camino o ciminiera e nessuna casa. Solo la natura e un papà che porta a passeggio la sua bambina.

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Charles Allston Collins “Maggio a Regent’s Park”

I dipinti esposti sono molti e potrei continuare ad elencarli tutti, ma verrebbe molto noioso. Concludo perciò con uno dei più famosi artisti: Dante Gabriel Rossetti, di origini italiane, fu il primo a tradurre La divina commedia in inglese, poiché conosceva l’italiano. Ho scelto, tra i suoi quadri, di mostrarvi Ecce ancilla domini, che forse non sarà il più noto ma a mio avviso è uno dei più belli. Qui, l’Arcangelo Gabriele arriva ad annunciare a Maria la nascita del Salvatore: Maria è timorosa, è stata colta all’improvviso in un momento privato e abbassa lo sguardo di fronte all’angelo che le porge il giglio. Nella scena predomina il bianco, simbolo di purezza, ma si notano anche l’oro delle aureole, il rosso e il blu dei tendaggi.

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Dante Gabriel Rossetti “Ecce Ancilla Domini”

Vi do un consiglio spassionato: andateci, alla mostra. E’ stupenda. Se abitate distanti e non potete venire a Torino in giornata, passate un week end da noi: è una città bellissima, non ve ne pentirete.

Sul sito ufficiale trovate tutte le informazioni: Preraffaelliti L’utopia della bellezza

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