Ota Pavel | La morte dei caprioli belli

E’ indubbiamente un titolo che incuriosisce, “La morte dei caprioli belli”, e il fatto che in copertina ci sia un pesce anziché un capriolo, incuriosisce ancor di più; i romanzi di Keller Edizioni li ho ‘conosciuti’ al Salone del Libro di Torino e me ne sono innamorata subito. Dopo aver acquistato un romanzo e un reportage (recensione di quest’ultimo qui), sono tornata a casa rimuginando su “La morte dei caprioli belli”. Mi era stato presentato come un’ottima raccolta di avventure e quindi eccomi qua a commentare questo simpaticissimo libro.

Titolo: La morte dei caprioli belli

L’autore: Ota Pavel, pseudonimo di Otto Popper (Praga, luglio 1930 – Praga, marzo 1973) è stato uno scrittore, giornalista e reporter sportivo ceco

Editore: Keller Edizioni

l mio consiglio: I se volete farvi qualche risata sincera, se volete riflettere su temi importanti, se volete capire perché ci sono i pesci in copertina ma il titolo parla di caprioli belli

Gli occhi del cane e quelli dell’uomo si incontrarono. Si guardarono l’un l’altro a lungo, forse per un’eternità, le luci dentro di loro si spegnevano e si accendevano, e quello che si dissero non lo sapremo mai perché sono morti tutti e due, e anche se fossero vivi, non lo saprebbe nessuno, perché nemmeno loro lo sapevano. Forse imprecavano sulla vita da cani, forse su quella da ebrei, ma sono tutte supposizioni.

Sappiate che Leousek Popper già mi manca. E mi mancano le sue strampalate trovate. Il libro “La morte dei caprioli belli” non lo definirei un romanzo, neppure una raccolta di racconti. Lo definirei piuttosto una raccolta di avventure, le avventure della famiglia Popper, della quale Leousek è il patriarca. Piazzista, bravo pescatore e combinaguai, Leousek è il personaggio che ho amato di più.

La struttura del libro è suddivisa in capitoli, che in realtà sono racconti a se stanti, infatti ognuno narra un particolare evento o ricordo della famiglia Popper. Ma alcuni – i più esilaranti – parlano delle idee geniali che vengono in mente a Leousek per guadagnare soldi per la famiglia. Come quando decide di allevare carpe o di fare una battuta di caccia per uccidere quel capriolo bello.

La bravura di Ota Pavel è quella di raccontarci di eventi tristi – come l’internamento nei campi di concentramento dei suoi fratelli e di suo padre – senza mai perdere l’ironia e il sorriso. Perché appena ci ha raccontato dell’irruzione delle SS in casa loro, mentre brilla in un angolo l’albero di Natale, subito dopo ci fa sorridere descrivendoci ogni bacile e ogni secchio dove il padre mette le carpe per salvarle dalla furia della Gestapo.

In una serie di avventure dove la vera protagonista è la vita di questa famiglia, che si alterna tra alti e bassi, vivendo uno dei periodi più brutti del Novecento per chi ha origini ebraiche. Per la freschezza della scrittura, il ritmo incalzante e i sorrisi che di tanto in tanto Ota Pavel fa sbocciare sui nostri volti, lo consiglio caldamente come lettura rilassante e piacevole.

“Carpine mie. Carpine”. Ci giocava insieme e loro gli si raccoglievano intorno alle mani come se fossero stati i suoi bambini, dorate e argentate in quel chiaro di luna, avevano intorno un’aura di luce come i santi, non ho mai più visto in seguito delle carpe così. […]  Poi si alzò, la luna gli splendeva proprio in faccia e lui aveva sul viso un’espressione della soddisfatta. Andò verso i sacchi e tirò fuori un retino che c’era nascosto. […] Non poteva partire e lasciare ai tedeschi le sue carpe.

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