Julio Cortàzar | Storie di cronopios e di famas

Con Cortàzar inauguro il filone dei grandi romanzieri argentini (ho in mente a breve di leggere Borges, anche se l’ho già ‘conosciuto’ attraverso le sue splendide raccolte poetiche). Mi sono messa a leggere Cortàzar con un po’ di timore perché avevo paura della sua grandezza e del suo nome. E’ un po’ come quando senti tanto parlare di qualcuno che quando te lo presentano hai paura di dire una sciocchezza o fare una brutta figura. Invece, quando conosci questa persona non fai figuracce – anche se ti sudano le mani – e non dici sciocchezze – anche se hai la gola secca e ti chiedi come tu possa parlare con la lingua incollata al palato. Passando del tempo con la persona che pensavi di mettesse ansia, in realtà scopri che è molto alla mano, simpatica e ti fa anche sorridere; avete tante cose in comune e tu gli fai una buona impressione. Ecco, tra me e Cortàzar è andata proprio così.

Titolo: Storie di cronopios e di famas

L’autore: Julio Cortàzar (Bruxell, 1914 – Parigi, 1984) è stato uno scrittore, poeta, critico, saggista e drammaturgo argentino naturalizzato francese, attivo nel genere fantastico, metafisico e del mistero. Stimato da Borges è stato spesso paragonato ad Edgar Allan Poe (del quale da piccolo divorava romanzi e poesie). La particolarità degli scritti di Cortàzar è che i racconti non seguono sempre una linearità temporare e i personaggi – alquanto bislacchi e misteriosi – esprimono una psicologia profonda e non sempre sono realistici.

Editore: Einaudi

Il mio consiglio: sì se apprezzate l’ironia pungente e le creature di Stefano Benni, e le atmosfere oniriche di Murakami Haruki.

C’era una volta un cronopio piccoletto che cercava la chiave della porta di casa sul comodino, il comodino nella camera da letto, la camera da letto nella casa, la casa nella strada. Qui il cronopio si fermava perché per uscire in strada aveva bisogno della chiave della porta di casa.

Colloqui impossibili: la mia intervista con il professor Julio Cortàzar

Claudia: Da quanto tempo, signor Cortàzar, avevo in mente di leggere un suo libro! Finalmente ho letto “Storie di cronopios e di famas”. L’ho trovato molto divertente, surreale, onirico, strampalato. Insomma: l’ho apprezzato moltissimo. E’ stato come buttarmi dentro un quadro surrealista, uno come quelli di Dalì o di Magritte. Lei descrive qualcosa che esiste – o potrebbe esistere – ma che accostato con altri oggetti o concetti non esiste; come quando spiega come costruire un fissatigre o quando gli orologi mordono i polsi di chi li indossa.

Julio Cortàzar: Mi fa piacere, grazie. Ma come mai non ha mai letto nessuno dei miei romanzi? Non sono forse conosciuto in Europa? Pensavo di aver lasciato un segno, dato che sono nato in Belgio e sono morto in Francia.

C. : No, no, professor Cortàzar, lei è conosciuto e molto famoso. Sono io che avevo un po’ soggezione nel leggere i suoi testi.

J.C. (ride): Ma dai, questa non l’avevo ancora sentita! So che legge Stefano Benni e Murakami Haruki, anche loro spesso non lesinano con la fantasia nel creare strane creature. E poi, come mi ha confessato poc’anzi mi dice che i pittori surrealisti le piacciono molto.

C. : E’ vero, penso che Benni e Murakami si siano ispirati molto al suo lavoro.

J. C. : Beh, io sono stato influenzato da Edgar Allan Poe! Ma quale scrittore non è influenzato dal lavoro di un altro?

C. : L’ho letto nella nota biografica. Passando al suo libro, dicevo che l’ho trovato simpatico. Mi sono piaciuti soprattutto le vicende legate ai cronopios e ai famas e alle speranze, i mediatori tra i due. L’episodio dell’orologio-carciofo dei cronopios mi ha fatto sorridere parecchio. L’idea di un orologio-carciofo che si sfoglia man mano che passano le ore e infine si mangia con olio e sale quando resta il cuore lilla è divertente.

J.C. (ride): Modestamente. So che mentre leggeva il libro ricopiava spesso delle citazioni sulla sua Moleskine rossa.

C. (arrosisco): Sì, ci tengo a ricordarle in futuro. Trovo che siano degli spunti interessanti per riflettere; inoltre, ho letto con piacere che spesso fa delle velate citazioni molto raffinate: come la guerra delle due rose tra i Lancaster e gli York, il mito di Prometeo e la leggenda dello schiavo romano Androclo che toglie la spina dalla zampa del leone.

J. C. : Insomma, dal suo entusiasmo immagino che continuerà a leggere i miei lavori.

C. : Senza dubbio: ho già adocchiato “Ottaedro”, “Bestiario” e “Il gioco del mondo”.

J. C. : Caspita, dice poco! Brava, brava, legga e poi mi farà sapere. (guardando l’orologio, che pare non l’abbia ancora morso) Scusi, io dovrei proprio scappare, signorina. Immagino che non vorrà chiedermi anche lei come mi sia venuti in mente di creare i cronopi e i fama.

C.: Ho letto che ha avuto la visione dei cronopios durante la pausa di uno spettacolo teatrale a Parigi. Non la trattengo oltre, professor Cortàzar. Tanto, ci si sente presto.

(J. C. si alza ma poi ritorna un attimo indietro): Un’altra citazione che le è piaciuta qual è?

C. : Senza dubbio, la gestione dei ricordi dei cronopios e dei famas. Gliela scrivo, aspetti…

I famas, per conservare i loro ricordi seguono il metodo dell’imbalsamazione: dopo aver fissato il ricordo con capelli e segnali, lo avvolgono dalla testa ai piedi in un lenzuolo nero e lo sistemano contro la parete del salotto, con un cartellino che dice: «Gita a Quilmes», oppure: «Frank Sinatra». I cronopios invece, questi esseri disordinati e tiepidi, sparpagliano i ricordi per la casa, allegri e contenti, e ci vivono in mezzo e quando un ricordo passa di corsa gli fanno una carezza e gli dicono affettuosi: «Non farti male, sai», e anche: «Sta’ attento, c’è uno scalino». Questa è la ragione per la quale le case dei famas sono in ordine e in silenzio, mentre le case dei cronopios sono sempre sottosopra e hanno porte che sbatacchiano. I vicini si lamentano sempre dei cronopios e i famas scuotono la testa comprensivi, e vanno a vedere se i cartellini sono sempre al loro posto.

J. C. (ride): eh sì, quella piace molto anche a me. Ora la saluto. A presto, signorina!

C. : A presto, professor Cortàzar!

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