Alexandra Scheiman | Il diario perduto di Frida Kalho

Non so bene quando vidi un dipinto o sentii parlare per la prima volta della pittrice messicana Frida Kahlo. Forse avevo visto uno dei suoi tantissimi autoritratti, o un suo quadro piuttosto bizzarro.

Alla GAM di Torino c’è una libreria specializzata in arte che è favolosa: approfittando dello sconto del 15% perché sono tesserata Musei Torino, ho comprato di recente una monografia della Taschen su Frida. Sfogliandolo distrattamente in treno mi sono detta: “mamma mia che quadri! Oltre che strani sono pure inquietanti”.

Già.

Ma mica lo sapevo io quanto aveva sofferto Frida in vita sua. I tradimenti di Diego Rivera. Gli aborti. L’incidente con il tram. Mica lo sapevo io quello che questa povera donna aveva patito.

Titolo: Il diario segreto di Frida Kahlo

L’autrice: Alexandra Scheiman è una psicologa messicana, questo è il suo primo romanzo

Editore: Rizzoli

Il mio consiglio: Sì, se vi può appassionare la vita di una delle pittrici più eccentriche del Novecento.

il piccolo cervo

“Il cervo ferito” Frida Kahlo (1946) Il cervo con la testa di Frida rappresenta le speranze deluse della pittrice dopo l’ennesima operazione alla spina dorsale che, malauguratamente, non pose fine alle sue pene.

“Il diario perduto di Frida Kahlo” è un ottimo romanzo per entrare pian pianino nel mondo della grande pittrice messicana. Il libro è decisamente scorrevole, ben tradotto in italiano, e decisamente coinvolgente.

La Scheiman inizia a raccontarci la vita di Frida sin dalla tenera età, presentandoci per primi i genitori: una donna messicana dalla notevole bellezza e un uomo tedesco naturalizzato messicano tanto cambiarsi il nome da Wilhelm in Guillermo. Frida cresce con dei piccoli problemi di salute, ma niente di grave, sino a quell’incidente che cambierà per sempre la sua vita in modo drammatico e sconvolgente: mentre viaggiava su un bus per tornare a casa, un tram tagliò loro la strada, cozzando contro il bus e facendo sì che la piccola Frida si distruggesse molte ossa, tra cui bacino e vertebre.

La vita di Frida cambia, il suo fidanzatino Alexander se ne va e lei resta sola. Inizia a dipingere in questo periodo, per sfogare la frustrazione di non poter uscire di casa. Pian piano inizia a guarire e così incontra il già famoso pittore Diego Rivera: se ne innamora subito.

Diego però non è l’uomo perfetto, anzi. Ha 18 anni più di lei, è già divorziato, ha già dei figli e ama tutte le donne, tradendole a vicenda. Ma per Frida lui è Diego il pittore, il comunista, l’artista, colui col quale dividere passioni, arte, politica e discorsi appassionati.

Lo sposa. Anzi, a dirla tutta, lo sposerà ben due volte!

fridakahlo

“Diego nei miei pensieri” Frida Kahlo (1943) Frida amò Diego per tutta la vita, nonostante i tradimenti e gli inganni. Lo amò così tanto che dopo essersi separata da lui lo risposò.

Frida e Diego si trasferiscono negli USA per motivi di lavoro, e negli Stati Uniti Frida ripone molte speranze: pensa che i medici possano aiutarla a guarire dai suoi terribili mali e la possano aiutare a realizzare il suo sogno più grande: diventare mamma. Ma Frida è costretta ad abortire perché il suo bacino è troppo piccolo e il feto non cresce. Da qui escono i quadri inquietanti dove lei riversa nel letto pensa al suo bambino morto, il piccolo Dieguito.

Frida-Kahlo-Letto-volante

“Il letto volante” Frida Kalho 1932 Per dipingere con precisione il feto del piccolo Dieguito Frida chiese ai dottori di procurargliene uno della stessa età sotto formalina.

Frida ritorna in Messico e conoscerà Lev Trozkij, esiliato russo dal regime di Stalin; vola ad esporre in Europa, dove a Paraigi conoscerà Picasso, Dalì ed Ernest Hemingway. Di ritorno in Messico divorzia da Diego ma entro un anno lo risposa. In patria inizia ad insegnare in una scuola d’arte per ragazzi disagiati e continua la sua opera di raccolta firme per la pace e purtroppo subisce altre operazioni alla schiena (ben sette). Morirà nel 1954 nella Casa Azul dove nacque, oggi questa casa è il Museo Frida Kalho.

La vita di Frida è senz’altro stata affascinante e particolare, lei così strana e bizzarra, ma così pronta a scoprire e viaggiare pur con tutti i suoi dolori, fisici e psicologici.

Il romanzo è, dicevo, scritto molto bene decisamente documentato e interessante. Un buon modo per avvicinarsi all’arte di Frida. Oltre a questo libro, consiglio la monografia della Taschen (dalla quale ho preso i dipinti che ho inserito nel post): KAHLO di Andrea Kettenmann.

Inoltre, per chi dopo queste letture si appassionasse all’eclettica artista messicana, in Italia quest’anno sono in programma due mostre: una in corso a Roma e una a Genova partirà in autunno.

Quella di Roma me la perderò, ma a Genova andrò di sicuro!

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2 pensieri su “Alexandra Scheiman | Il diario perduto di Frida Kalho

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