Aikpitanyi Isoke | Le ragazze di Benin City

Chi sono le ragazze di Benin City? Sono quelle ragazze che il Giorno della Festa della Donna non sanno che cos’è, non ricevono fiori o cioccolatini, ma insulti, botti e minacce. Sono quelle ragazze piene di speranze e sogni che vengono in Italia per lavorare, guadagnare tanto e mantenere la propria famiglia, che in Nigeria soffre. Sono quelle ragazze, a volte neppure maggiorenni, che cadono tra le grinfie dell’organizzazione che sfrutta le donne e le sbatte sui marciapiedi. Sono quelle ragazze che se si ribellano alle maman vengono violentate, uccise e poi abbandate nelle fogne.

Titolo: Le ragazze di Benin City

Le autrici: Aikpitany Isoke e Maragnani Laura

Editore: Melampo (disponibile in e-book)

Il mio consiglio: è una lettura cruda, difficile, incredibile. Ma è una storia vera quindi la consiglio.

Ma che c’è di male a sognare?

Nulla, dico io.

Il male lo fa chi si approfitta dei tuoi sogni.

Isoke è una ragazza nigeriana, una famiglia numerosa e non benestante, un padre che abbandona la madre per un’altra donna. Improvvisamente, la sua vita cambia e lei si trova a dover aiutare a contribuire all’economia domestica. Ma Isoke è una ragazza ventenne che ha tanta rabbia addosso e vuole dare una svolta alla sua vita. Lei vuole partire. Così, si affida ad un’agezia di viaggi che le propone un lavoro buono in Italia, dove guadagnerà moltissimi soldi in poco tempo. Isoke accetta: l’organizzazione si fa carico di tutto. Lei parte alla volta dell’Europa e approda a Torino. La sera stessa in cui arriva, la sua maman la sbatte in strada.

I sogni, le speranze e le buone volontà si rompono come uno specchio e i frammenti di vetro rotto calpestati fanno male, fanno sanguinare, aprono ferite incredibili. Isoke viene picchiata dalla maman e dai clienti. Torino è una città pericolosa, più volte viene aggredita, derubata e insultata. “Brutta negra puttana”, le gridano dai finestrini gli automobilisti che sfrecciano vicino al suo marciapiede.

Questa è la sua storia, una storia di orrore, miseria e degrado. La storia di Isoke, uguale e diversa di quella di tantissime altre ragazze nigeriane, spesso nemmeno maggiorenni. Il duro libro di Isoke racconta la storia di queste ragazze, quelle che noi vediamo sulle nostre strade, seminude anche di inverno con -10 gradi sotto lo zero.

Nel libro Isoke con spietatezza racconta come funziona l’organzzazione, come vengono adescate le ragazze, quali sono i trucchetti e le minacce per non farle scappare. Ma il racconto parla anche di quelle – poche! – ragazze che dopo aver saldato il debito o senza averlo saldato, sono riuscite a scappare all’organizzazione.

Che cosa mi ha colpito di più del racket descritto da Isoke?

Sicuramente l’accondiscendenza delle famiglie. L’importante per loro sono i soldi. Non importa se la loro figlia per guadagnarli debba prostituirsi, farsi picchiare, insultare e a volte anche ferire in modo grave. L’importante sono i soldi.

Un’altra cosa che mi ha colpito è stato quando Isoke descrive come le ragazze, dopo anni di marciapiede, dopo aver pagato il debito con l’organizzazione, diventano a loro volta maman e ordinano (sì, ordinano, come al mercato) una ragazza nigeriana da sfruttare che guadagni al suo posto.

Ho letto questo romanzo l’8 marzo perchè anche queste sono donne, ma disprezzate da tutti: dai capi dell’organizzazione, dalle maman, dalle loro stesse famiglie e dai clienti, che nonostante vadano con loro le disprezzano e le fanno violenza, come se fossero bestie, nemmeno persone. E’ una lettura cruda, difficile, amara, ma penso che dovrebbe servire a tutti conoscere queste cose, per non giudicare, non disprezzare, non insultare l’anello più debole della catena.

Un’africana stuprata è un’italiana salvata. E l’africana stuprata non può parlare perché non le dà retta nessuno. Non fa notizia e non fa statistica. E’ perfettamente invisibile. Io dico a tutte le donne: pensateci. E pagate anche voi il vostro debito.

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