Primo Levi | Se questo è un uomo

Ci sono libri che non possono essere definiti con qualche semplice aggettivo. “Se questo è un uomo” come lo definireste? Secondo me non è facile, mi verrebbe da definirlo come importante. Importante perché? Perché rappresenta uno dei primi documenti storici sotto forma di romanzo frammentario che noi abbiamo sulla vita nei campi di prigonia, nei Lager.

Probabilmente vi chiederete perché io non l’abbia mai letto prima. Giusto, perché? Non lo so. Oltre che non riuscire a definirlo, “Se questo è un uomo” per me è uno di quei romanzi la cui fama li precede, è piaciuto a tutti, quindi per forza deve piacere anche a me. E se a me non piace? Ho dovuto aspettare così tanto a leggerlo perchè mi sentivo inadeguata. Ecco, l’ho detto.

Titolo: Se questo è un uomo

L’autore: Primo Levi naque a Torino nel 1919 e sempre nella città sabauda morì nel 1987. E’ stato uno scrittore, partigiano, chimico, e poeta italiano. Il suo romanzo più famoso, sua opera d’esordio, Se questo è un uomo, che racconta le sue terribili esperienze nel campo di sterminio nazista, è considerato un classico della letteratura mondiale, inserendosi nel filone della memorialistica autobiografica e nel cosiddetto neorealismo.

Editore: Einaudi

Il mio consiglio: sì, direi proprio di sì

Per quando senso può avere voler precisare le cause per cui proprio la mia vita, fra migliaia di altre equivalenti, ha potuto reggere alla prova, io credo proprio che a Lorenzo debbo di essere vivo oggi; e non tanto per il suo aiuto materile, quando per avermi rammendato, con la sua presenza, che ancora esisteva un mondo giusto al di fuori del nostro, qualcosa e qualcuno di ancora puro e intero, di non corrotto e non selvaggio, estraneo all’odio e alla paura; qualcosa di assai mal definifible, una remota possibilità di bene, per cui tuttavia metteva conto di conservarsi.

levi-sequesto

Nella citazione che ho inserito è racchiuso tutto il senso di questo breve volume di memorie. Lorenzo, l’amico di Primo Levi, insiste nel ricordare al chimico piemontese che fuori da questo inferno qualcosa di buono ancora esiste. Il lager è vero che è l’annullamento di ogni essere umano, schiacciando la dignità di uomini e donne, ma fuori… fuori il bene c’è.

La storia è nota a tutti. Primo Levi, chimico e partigiano torinese con origini ebree, scappa dalla città sabauda e si nasconde nelle montagne della Valle d’Aosta. Tradito da qualcuno – non dice chi – nell’inverno del 1943 viene catturato e portato da principio in un campo in Emilia Romagna, poi trasferito ad Auschwitz, in Polonia. In modo frammentario ma lucido e preciso, ci racconta gli orrori quotidiani che deve vivere: i compagni morti, la fame, la sete, i furti, i pidocchi e sopratutto l’annullamento dell’essere umano in quanto tale.

Già una settimana dopo il suo internamento, Levi vorrebbe smettere di lavarsi ma un compagno gli ricorda che non sono bestie, benché vivano stipati nelle baracche con le coperte lercie e i pagliericci pulciosi. Sono uomini e se lo deve ricordare. La loro vita, nonostante le ingiurie e i maltrattamenti, deve andare avanti e loro devono mantenere almeno un poco di dignità. Anche se non è facile.

Un altro capitolo molto bello è quello chiamato “Il canto di Ulisse” in cui l’autore cerca di citare il XXVI canto dell’Inferno di Dante ad un amico francese. Trovo stupendo dal punto di vista letterario che l’autore usi Ulisse per paragonarsi al suo “folle volo”. Come anche sono stata colpita dalla profondità del capitolo “I sommersi e i salvati”. Indubbiamente, comunque, il migliore è il capitolo “Storia dei dieci giorni”, ovvero gli ultimi terribili 10 giorni prima dell’arrivo dei russi. Queste pagine secondo me sono un capolavoro assoluto per la letteratura italiana.

Primo Levi scrisse questo libro quando aveva soltanto 28 anni e lo trovo, personalmente, uno scritto di una maturità immensa. L’esperienza tragica e dolorosa che ha vissuto Levi l’ha indubbiamente fatto maturare in fretta. Penso che per scrivere questo romanzo si sarà riaperto molte ferite, ma sono felice che l’abbia fatto perché ci ha consegnato un documento eccezionale con un valore a dir poco inestimabile.

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3 pensieri su “Primo Levi | Se questo è un uomo

  1. Un libro importante, sì, anzi, essenziale: rivela un dramma umano di una profondità inaudita, descrive la barbarie di cui il mondo si è macchiato, ma fa anche riflettere sul valore dell’identità, dell’essere disperatamente attaccati alla propria identità e alla propria dignità. Credo sia un testo che tutti dovrebbero leggere e che le generazioni più giovani dovrebbero incontrare, se non altrove, a scuola: io l’ho letto grazie alla mia insegnante di lettere e, come molti altri libri da lei scelti, non è stato puro programma, ma un’occasione, pur sofferta, per riflettere sull’essere uomini e sul valore della vita e della libertà.

    ps. Se ti interessa, sul mio blog ho pubblicato la recensione di Calvino a questo libro, in occasione della prima pubblicazione.

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    • Ciao Cristina! Grazie per il commento!
      Io ho letto Levi per la prima volta l’hanno scorso, perché i miei insegnanti non me l’hanno mai dato da leggere e io stupidamente pensavo fosse “il solito libro sui lager”. Levi è molto, molto di più. E’, come dici tu correttamente, una riflessione su che cos’è un uomo e i temi ahime sono sempre attuali!
      Grazie per l’avviso, vengo a leggere il tuo articolo sul tuo blog!

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