Susan Vreeland | La vita moderna

Ci sono quelle opere d’arte che ti lasciano di stucco e rimani lì di fronte al quadro con la mascella penzolante e gli occhi che brillano. In questo periodo presso la Galleria di Arte Moderna della Città di Torino sono esposte alcune opere di Pierre-Auguste Renoir e io, accompagnata dal mio fidanzato anche lui appassionato di arte, ho avuto il piacere di visitarla. C’erano alcune opere meravigliose e guardandole quasi avevo la sensazione di estraniarmi dalla realtà per finire a capofitto nel quadro; i balli, i paesaggi, la luce che scivola sull’acqua, i visi delle donne, delle ragazze al pianoforte, un ritratto del piccolo Pierre il figlio del pittore, e la spensieratezza di una giovane lettrice con un volume tra le mani.

La mostra è stata davvero emozionante, è valsa la pena farci un salto. Così, appena usciti dalla GAM mi sono precipitata in libreria e ho chiesto una copia de “La vita moderna” di Susan Vreeland. Sapevo grossomodo che raccontava della vita di Renoir e saliti sul treno per tornare a casa, ho iniziato a parlarne in termini entusiastici al mio compagno di viaggio. Eccomi qui, qualche mese dopo – avevo delle letture con il diritto di precedenza – dopo aver passato una calda estate con Renoir sono pronta a scrivere un commento.

Titolo: La vita moderna

L’autrice: Susan Vreeland, vive a San Diego (California) ed è una scrittrice e storica dell’arte. In italiano sono pubblicati tutti i suoi romanzi

Editore: BEAT (Neri Pozza)

Il mio consiglio: sì, se amate l’arte; sì, se amate gli Impressionisti; sì, se aveste voluto finire anche voi dentro “La colazione dei canottieri”

Nel ricordo, quelle settimane sarebbero apparse più vivide e intense di quanto non fossero state mentre le vivevano, troppo assorbiti dal turbinio degli eventi per poter riflettere su di essi.

La colazione dei canottieri

Nella calda estate del 1880, Pierre Auguste Renoir decide di dipingere una tela che lo farà entrare di diritto nella storia dell’arte. L’idea gli viene passeggiando in velocipede lungo la Senna, mentre cadendo si ferisce superficialmente. Le prime cure gli vengono prestate da Alphonsine Fournaise, la figlia dell’oste che gestisce il ristorante sul fiume, e quando Renoir sale sulla terrazza del locale decide che quella sarà l’ambientazione per il suo dipinto; così, il pittore corre per tutta Parigi alla ricerca di 14 modelli che poseranno per lui. Sì, ben 14, perché l’opera sarà immensa: rappresenterà la gioia di vivere, una domenica di festa dopo un pranzo luculliano. Il romanzo narra la genesi di questo stupendo dipinto, dal momento in cui Renoir cerca – e trova – i suoi modelli sin quando dà l’ultima pennellata alla tenda rossa e bianca.

Susan Vreeland ci fa sognare attraverso gli occhi dei protagonisti del romanzo, che sono anche i modelli di Renoir, e ci accompagna in una Parigi in fermento, una città che vuole dimenticare la guerra con la Prussia e vuole vivere e godere la vita moderna. Le arti in generale sono in cambiamento: la pittura, la scrittura e persino la gente vuole sentirsi nuova, viva! Renoir, scapestrato pittore sempre al verde, in otto domeniche di luce dipinge quello che diventerà uno dei suoi quadri più famosi, sfidando l’azzardo di lavorare su un’opera così maestosa.

Che cosa mi è piaciuto di più del romanzo? Sicuramente l’ambientazione. La Parigi di fine Ottocento doveva essere a dir poco magica. Cosa mi sarebbe piaciuto che la Vreeland approfondisse? Forse il rapporto tra i vari Impressionisti, avrei voluto sentire parlare Renoir e Monet, Renoir e Cezanne, Pissaro, Sisley…

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