Joyce Carol Oates | Sorella, mio unico amore

Ha una copertina rosa shocking e l’immagine di quella bambina truccata e pettinata da donna adulta stride con il titolo. Ma che razza di libro ha scritto questa volta, la Oates? Leggendo la trama, ecco che viene fuori un intreccio a dir poco entusiasmante: si parla di una piccola stella del pattinaggio artistico che viene trovata uccisa in casa sua. La storia è narrata dal fratello, che anni dopo il brutale omicidio, si abbandona al flusso di coscienza.

Mi ricorda qualcosa… sì, qualcosa. Già! Jon Benet, quella reginetta di bellezza americana trovata morta all’età di 5 anni in casa sua, la mattina di Natale. Ma la Oates che cos’ha in mente questa volta? Un romanzo magnifico, ovvio.

Titolo: Sorella, mio unico amore

L’autrice: Joyce Carol Oates (Lockport, 1938) è una scrittrice americana, autrice di oltre settanta romanzi è una delle più prolifiche scrittrici dell’America

Editore: Mondadori

Il mio consiglio: sì, è bellissimo, vi conquisterà

Questo è il secondo libro della Oates che leggo, il secondo libro che mi ritrovo ad amare. Ci ho messo quasi due settimane a finirlo, ma non per la mole – 667 pagine – perchè in realtà non volevo terminare di leggerlo, non volevo lasciare la famiglia Rampike.
La trama e la bislacca copertina (quella bambola/bambina è inquietante) è ispirata ad un fatto realmente accaduto in America (e mai risolto), la misteriosa morte di una bambina che partecipava ai concorsi di bellezza nonostante la sua tenera età.
La Oates anche questa volta imposta un romanzo bastato sui sentimenti, sulle contraddizioni, sulle colpe, i pentimenti e sopratutto sulla psicologia dei suoi personaggi.
Betsy e Bix Rampike sono due genitori americani modello, vivono in una bella villa, hanno due figli, una domestica e una buona vita sociale. O meglio, questo è quello che crede chi non li conosce. Betsy in realtà è una stella mancata del pattinaggio artistico e cerca in tutti i modi di far diventare il primogenito Skyler un grande pattinatore. Ma Skyler non è capace e non pattina bene, allora i genitori modello obbligano Skyler ad andare in palestra, ma qui subisce un grave incidente che lo renderà menomato e zoppo per tutta la vita. Per fortuna c’è Edna Louise, o meglio, Bliss – scusate – che risolleva le sorti della famiglia. Bliss pattina come un angelo, anche se ha solo 4 anni. Per due anni Bliss calca le piste di pattinaggio degli stati orientali e vince quasi tutte le gare. Finché… finché non viene trovata morta nel locale caldaia, in casa, una notte di gennaio. Povera Bliss… ma… chi l’ha uccisa? La stampa si accanisce su un pedofilo locale, ma la verità è ben diversa.

In questo splendido romanzo, la Oates affresca una società americana dei primi anni ’90. Il romanzo vuole anche essere una critica alla società che sfrutta i bambini come ‘piccoli fenomeni da baraccone’, privandoli delle cose che per diritto dovrebbero avere tutti i bambini. Una società che intossica i propri figli con antidepressivi in tenera età e dove i problemi si affogano con i tradimenti o con l’alcool.
Joyce Carol Oates per me ha firmato un altro romanzo meraviglioso/imponente/incredibile, un romanzo che diventerà una pietra miliare della letteratura americana.

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