Francis Scott Fitzgerald | Il grande Gatsby

A Champoluc, un piccolo paesino della Val d’Ayas, dopo la passeggiata alla scoperta dei sentieri e dei panorami che si aprono sulle maestose montagne, adocchio una piccola libreria; attratta come un polo negativo ad un polo positivo, mi ritrovo circondata da bellissimi titoli di romanzi e di libri di montagna. Girovagando tra gli scaffali noto “Il grande Gatsby” e penso che non ho ancora avuto l’onore di partecipare ad una delle sue grandiose feste. Così con la fantasia indosso un abito scintillante ed eccomi di fronte alla immensa villa di West Egg con un cocktail in mano a guardarmi attorno per cercare il padrone di casa.

Titolo: Il grande Gatsby

L’autore: Francis Scott Fitzgerald (1896 – 1940)  è stato uno scrittore e sceneggiatore americano, autore di romanzi e racconti. È considerato uno fra i maggiori autori dell’Età del Jazz e, per la sua opera complessiva, del XX secolo. Faceva parte della corrente letteraria della cosiddetta Generazione perduta, un gruppo di scrittori americani nati a fine ottocento che si stabilì in Francia dopo la Prima Guerra Mondiale. Scrisse quattro romanzi, più un quinto lasciato incompiuto, e decine di racconti brevi sui temi della giovinezza, della disperazione, e del disagio generazionale.

Editore: Einaudi

Il mio consiglio: sì, decisamente consigliato

Quando andai a salutare vidi che era ritornata sul viso di Gatsby l’espressione stupita, come se gli fosse nato un lieve dubbio sull’entità della felicità presente. Quasi cinque anni! Perfino in quel pomeriggio dovevano esserci stati momenti in cui Daisy non era riuscita a stare all’altezza del sogno, non per colpa sua, ma a causa della vitalità colossale dell’illusione di lui che andava al di là di Daisy, di qualunque cosa. Gatsby vi si era gettato con passione creatrice, continuando ad accrescerla, ornandola di ogni piuma vivace che il vento gli sospingesse a portata di mano. Non c’è fuoco né gelo tale da sfidare ciò che un uomo può accumulare nel proprio cuore.

Leggendo “Il grande Gatsby” ho avuto sentimenti contrastanti, benché sia un romanzo molto breve. Inizialmente l’ho trovato interessante, nella parte centrale mi è piaciuto un po’ di meno, infine nella parte finale l’ho apprezzato e amato appieno.

La storia in realtà è molto semplice: Nick Carraway è un giovanotto del West che per lavoro si trasferisce nell’Est, andando ad abitare a Est Egg; per pura casualità, il suo vicino di casa è Jay Gatsby, quel Gatsby che lui aveva conosciuto sotto le armi. Gatsby è un giovane ricchissimo che vive nel lusso sfrenato e dà feste suntuose con numerosissimi invitati. Ma a Gatsby manca la cosa più importante, ciò che con il denaro non si può comprare, ovvero l’amore. Gatsby è infatti ancora innamorato della bella e capricciosa Daisy, la cugina di Nick, che però ha sposato solo per il suo benessere economico Tom Buchanan. Gatsby così invita Nick ad una delle sue feste con il pretesto di avvicinarlo e chiedergli un grande favore: poter rincontrare Daisy. Questo avviene durante un’altra festa, dando il via ad un periodo di confusione in Daisy che si rende conto di non aver mai amato Tom ma di amare ancora Gatsby. Un incidente automobilistico metterà a repentaglio quello che avrebbe potuto nascere tra i due ragazzi.

Mi rendo conto che raccontata così la trama de “Il grande Gatsby” suoni come sessantacinque puntate di Beautiful, ma leggendolo assume tutt’altra sfumatura. Gatsby è l’antieroe malinconico e romantico, l’uomo che durante le sue feste quasi non si vede, e cerca solamente di avvicinare la donna che ama e che ha sempre amato. I personaggi di questo romanzo, ambientato in una calda estate newyorkese del 1922, sono alla ricerca di un qualcosa che a loro sfugge, che forse è un’emozione o un sentimento, ma è un qualcosa che non riescono ad avere. Sono ragazzi disillusi che affogano nel lusso e nell’alcool le loro aspettative mancate, sono irrequieti e non sanno esattamente cosa vogliono. Detto così sembra che siano solo dei riccastri capricciosi, in realtà c’è molto di più dietro; il denaro, per quando possa essere utile, non basta a rendere una persona felice e questo potrebbe essere un cliché, ma è così. Fitzgerald ci dipinge una società malinconica, dei ragazzi con un sorriso smagliante ma con la tristezza nel cuore.

L’ultimo, commovente, capitolo ha dato un senso a tutto il libro e alcune immagini che la voce narrante Nick Carraway ci regala sono per me affascinanti e stupende:

Mentre ci inoltravamo nel vento notturno e la vera neve, la nostra neve, incominciava a stendersi al nostro fianco e ad ammiccare contro i finestrini, e le luci fioche delle stanzioncine del Wisconsin ci passavano accanto, l’aria diventava improvvisamente e stranamente aspra e tonificante. Ne aspiravamo boccate profonde mentre uscivamo dalla sala da pranzo nei vestiboli freddi, consapevoli, per un momento strano, della nostra identità con questa regione, prima di fonderci di nuovo in essa inscindibilmente.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...