Laura Boldrini | Solo le montagne non si incontrano mai

Questo romanzo era sullo scaffale della biblioteca e ricordando di aver sentito la storia di Murayo alla trasmissione “Chi l’ha visto?” ho deciso di prenderlo in prestito e leggerlo. Immaginavo fosse un polpettone sulla storia della ragazza somala e sull’incontro con il padre,  anzi a dirla tutta, non pensavo nemmeno che sarei arrivata alla fine della storia. E invece… non si giudica un libro dalla copertina, né una storia prima di averla letta, ma soprattutto non si giudica una persona prima di averla “conosciuta”. Anche se purtroppo non conoscerò mai di persona Laura Boldrini, che grazie a questo romanzo ho rivalutato come una donna straordinaria.

Titolo: Solo le montagne non si incontrano mai

L’autrice: Laura Boldrini (Macerata, 28 aprile 1961) è una giornalista, funzionaria e politica italiana, dal 16 marzo 2013 è Presidente della Camera dei Deputati della XVIII legislatura. Dal 1998 al 2012 ha ricoperto l’incarico di portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR, Regional Representation Southern Europe)

Editore: Rizzoli

Il mio consiglio: sì, perchè la storia è scritta in modo scorrevole e interessante e la vicenda narrata è decisamente coinvolgente

Questo è un romanzo bellissimo sulla speranza – mai perduta – di ritrovare una figlia scomparsa, sulla diversità tra culture e sulla dimostrazione che comunque possono convivere. Scritto da Laura Boldrini, da sempre impegnata ad aiutare i più deboli, questo romanzo non solo racconta la storia di Murayo e dei suoi ‘due’ papà, ma per me è anche stata occasione per avere qualche notizia sulla drammatica storia della Somalia e sulla situazione del più grande campo profughi al mondo, quello di Dadaab.
Grazie a questo romanzo ho rivalutato la figura di Laura Boldrini e sono rimasta piacevolmente ammirata nell’apprendere quanto davvero questa straordinaria donna fa per chi ha bisogno.

“Solo le montagne non si incontrano mai” lo scrive un uomo in una lettera indirizzata alla figlia che non vede da vent’anni. Questo romanzo è la storia di una ragazza somala che a causa di particolari circostanze si ritrova ad avere due padri. Murayo nasce in Somalia alla fine degli anni ’80, ma ben presto la sfortuna si abbatte sulla sua famiglia: muore infatti la madre e una sanguinosa guerra civile infuoca il suo paese e lei si ritrova a dover fuggire. La cagionevole salute di Murayo fa sì che il padre debba lasciarla in un ospedale militare italiano, affinchè venga assistita, poichè senza cure la bimba sarebbe destinata a morire. Improvvisamente, la situazione somala precipita ancora, la famiglia di Murayo si ritrova nel pieno di una vera e propria crisi umanitaria, e così anche il contingente italiano impegnato in Somalia ha l’ordine di rintrare. Il padre di Murayo a causa delle difficoltà logistiche non riesce a raggiungere in tempo l’ospedale italiano e quando vi arriva questo è già stato smantellato e di Murayo nessuna traccia.
Murayo viene adottata da un militare italiano, e dopo una breve tappa a Novara (in Piemonte) si stabilisce con la nuova famiglia a Piazza Armerina (in Sicilia).
Il vero padre di Murayo non si dà pace. Cerca la figlia ogni giorno e lo fa per vent’anni, ma il pover padre di Murayo non può uscire dal grande campo di Dadaab, in Kenya, dove vi risiedono circa 500.000 profughi somali.
Un colpo di fortuna e due ricercatrici inglesi, conducendo una ricerca proprio a Dadaab, apprendono la storia di questo padre distrutto e scrivono al programma TV italiano Chi l’ha visto?, riuscendo a trovare Murayo.

Laura Boldrini viene chiamata da Federica Sciarelli di Chi l’ha visto? e si occupa di accompagnare Murayo in Africa.
Murayo si scontra con una civiltà diversa da quella dove è stata cresciuta. Adottata all’età di 8 anni Murayo ha pochissimi ricordi dell’Africa e certe scoperte la scuotono nel profondo dell’animo. Apprendere l’analfabetismo femminile, per esempio, per lei iscritta all’università, è sconcertante; come lo è anche scoprire che la sorella Ambyo ha subito una tremenda e rituale mutilazione genitale e oggi ha già 5 figlie benchè abbia solo 25 anni.
Il padre di Murayo non vuole riportare la figlia in Africa, non gli interessa che sia stata battezzata, che sia diventata cattolica, che non porti il chador e che non conosca una parola di somalo; per il padre di Murayo quel che conta è che la figlia stia bene in Sicilia, sia viva, e che lo perdoni per non essere arrivato in tempo all’ospedale a prenderla.

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