Kathryn Stockett | L’aiuto

Ci sono quei romanzi che ti catturano, che ti trascinano nel vortice della storia, uno di quelli dove la vicenda e i protagonisti li senti come amici tuoi e con loro ci parli, benché non ti possano sentire e la gente attorno a te pensa che tu sia pazza. E leggendo “L’aiuto” ho trovato un romanzo meraviglioso e suggestivo.

Titolo: L’aiuto

L’autrice: Kathryn Stockett è una scrittrice statunitense. Dopo la laurea in Inglese e Scrittura Creativa all’Università dell’Alabama, si trasferì a New York, dove lavorò per settimanali e quotidiani. La Stockett ha impiegato cinque anni a scrivere “L’aiuto” ed era stato rifiutato da 60 agenti letterari prima che Susan Ramer accettò di rappresentare la Stockett. Il libro è poi diventato un bestseller ed è stato pubblicato in 35 paesi e tre lingue. Da esso è stato tratto un film, The Help, vincitore di un Premio Oscar

Editore: Mondadori

Il mio consiglio: sì, sì, e ancora sì. E’ un romanzo stupendo che tratta temi importati quali l’amicizia e il razzismo. So che potrà sembrare scontato, ma è uno dei libri più belli che io abbia mai letto

“L’aiuto” è un romanzo splendido, policorale, raccontato da due domenistiche di colore con carattere diametralmente opposto e dall’aspirante scrittrice bianca.
La vicenda si svolge entro due anni, dal 1962 al 1964, a Jackson, in Mississippi. Il razzismo nei confronti dei neri nel Sud degli Usa è ancora più accentuato che nel Nord, e nel corso della lettura assistiamo ad episodi di violenza veramente crudi e impressionanti.
Per fortuna, c’è chi nel suo piccolo vuole fare qualcosa per cambiare la situazione. E queste sono tre donne coraggiose: Skeeter, la scrittrice bianca, Aibieleen e Minny le due domestiche. Loro tre quasi senza volerlo iniziano a lavorare per un progetto che man mano che va avanti si rivela sempre più pericoloso, ma le unisce e crea quella che non può essere chiamata amicizia ma sicuramente profonda stima. Il progetto è sì pericoloso, ma può anche rivelarsi una speranza per il futuro, come un’eredità per i figli dei bianchi ancora piccolini e incapaci di capire la pesantezza della situazione attuale.
La bravura dell’autrice è indubbia, il testo è scorrevole in ogni parte, la drammaticità di certi episodi non è nascosta ma spesso vi sono delle parti anche molto ironiche e divertenti.
In tutto il romanzo però è solo uno il sentimento dominante ed è la Speranza. La speranza che la situazione cambi, che i neri abbiano gli stessi diritti dei bianchi, e questa verso la fine del romanzo non è solo più una semplice speranza, ma una vera e propria realtà.
Questo romanzo mi ha aiutata a riflettere moltissimo sulla questione razziale e sono grata all’autrice perchè grazie ad alcuni episodi storici citati nel testo, sono andata a riguardarmi sui libri di storia le vicende legate alla guerra di seccessione americana, all’omicidio di Kennedy e alla marcia della pace di Martin Luther King.

Post Scriptum: lo voglio pure io un proiettile nordista della guerra di seccessione piantato nel muro di legno del mio salotto!!!

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