George Orwell | La fattoria degli animali

Mai come in questo periodo che stiamo vivendo ritengo moderno ed attuale “La fattoria degli animali” di George Orwell.

Titolo: La fattoria degli animali

L’autore: Orwell, pseudonimo di Eric Arthur Blair (Motihari, 25 giugno 1093 – Londra, 21 gennaio 1950) è stato un giornalista, saggista, scrittore e attivista britannico. Conosciuto come opinionista politico e culturale, ma anche noto romanziere, Orwell è uno dei saggisti di lingua inglese più diffusamente apprezzati del XX secolo. Probabilmente è meglio noto per due romanzi scritti verso la fine della sua vita: l’allegoria politica de La fattoria degli animali e 1984, che descrive una così vivida distropia totalitaria dall’aver dato luogo alla nascita dell’aggettivo «orwelliano», oggi ampiamente usato per descrivere meccanismi totalitari di controllo del pensiero.

Editore: Mondadori

Il mio consiglio: sì, perchè è un romanzo breve sempre attuale, che offre notevoli spunti per la riflessione

Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri

E’ con questo comandamento che decido di iniziare il mio commento al libro “La fattoria degli animali”, sì perchè penso che riassuma perfettamente quello che George Orwell intendesse.
Pubblicare nel 1943 un romanzo come questo, nel quale vengono presi allegramente in giro i capi della Rivoluzione Russa, non era certo facile. Eh sì, perchè dietro a questo romanzo nel quale un gruppetto di animali decidono di mettersi alla testa della fattoria e scacciare il padrone, c’è in realtà la critica ai regimi totalitari e alle dittature, nella fattispecie quella russa.
Se già avevo amato Orwell in “1984”, non posso che confermare questo mio piacere nel leggere “La fattoria degli animali”.
Il Vecchio Maggiore (Lenin) è il maiale dal quale nasce tutto, è lui infatti che si lancia in un’appassionata e brillante filippica contro il padrone della fattoria, il signor Jones (lo zar Nicola II) e avvia quella che diventa la rivoluzione degli animali.
Ma sfortunatamente, il Vecchio Maggiore muore e la rivoluzione la continuano Napoleon (Stalin) e Palla di Neve (Trozkj). Palla di Neve ha delle idee buone e vuole esportare il modello della rivoluzione anche in altre fattorie, ma Napoleon non vuole, preferisce barricarsi dietro lo steccato e combattere dall’interno il sistema. Così, all’unanimità, Palla di Neve viene allontanato mentre Napoleon si appropria di alcune brillanti idee di Palla di Neve e le fa sue, facendo credere agli altri animali che quelle idee sono sempre state sue.
Inizia un periodo difficile per gli animali: il lavoro è duro, l’inverno difficile, il cibo scarso e Napoleon inizia a trattare con gli umani delle fattorie limitrofe, anche se all’inizio aveva detto che nessun animale avrebbe mai trattato con l’uomo.
I maiali prendono il potere, entrano in casa e dormono nei comodi e caldi letti della casa del signor Jones, ma il maiale Clarinetto (il quotidiano Pravda) convince gli altri che per il bene di tutti i maiali devono mangiare mele e latte, e dormire nei comodi letti e perchè no, bere qualche bicchiere di birra ogni tanto.
Tutto di brutto che accade nella fattoria è ad opera di Palla di Neve, il nemico che viene solo per distruggere e sabotare: egli deve essere il nemico di tutta la fattoria.
Il romanzo termina con gli accordi tra uomini e maiali e l’ultima immagine di Napoleon che abbiamo è quella di un maiale che assomiglia terribilmente all’uomo, sia nel modo di fare (camminando a due zampe) sia nel modo di pensare.
Orwell critica spietatamente la dittatura di Stalin, ma si può leggere il suo romanzo come una critica a tutte le società come quella stalinista. In “1984” il Grande Fratello riscriveva i giornali per convincere la gente che esso fosse sempre coerente; qui, Napoleon manda Clarinetto tra gli animali per convincerli che lui opera solo per il bene e approfittando della loro ignoranza, gli fa credere tutto ciò che vuole.
“Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”: questo è vero e molto attuale: ancora oggi ci sono persone che si arrogano dei diritti che non competono loro. Orwell nel suo romanzo non ci regala il lieto fine. L’autore inglese non ha dubbi, per lui il Sistema vince sempre.

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