Selma Lagerlöf | L’anello rubato

Saranno le giornate che si accorciano, i tramonti infuocati tipiche di questa stagione, sarà il freddo pungente o la voglia di accoccolarsi sul divano con una tisana calda. O, semplicemente, saranno le offerte di IBS.it sugli ebook, fatto sta che finalmente ho letto un romanzo di Selma Lagerlöf. Ammetto di essere stata piuttosto curiosa nell’intraprendere la lettura di una ghost story scritta nel lontano 1925, da una ragazza svedese appassionata di saghe nordiche e di leggende struggenti. Ai tempi avevo già amato “Il fantasma dei Canterville” di Oscar Wilde, e conoscendo la mia passione per il nord europa, le aurore boreali e la mitologia della stirpe di Odino & Compagny, ho acceso l’ebook e fatto scorrere le pagine digitali. E non mi sono pentita dell’acquisto.

Titolo: L’anello rubato

L’autrice: Selma Lagerlöf (Svezia, 1858-1940) è stata un scrittrice e maestra elementare svedese, nota per i suoi romanzi e racconti ambientati in Svezia. Grande appassionata di folklore e leggende, durante la vita si ispirò ad esse per tessere le trame dei suoi lavori. Selma fu la prima donna a vincere il Premio Nobel per la Letteratura nel 1914

Editore: Iperborea

Il mio consiglio: assolutamente sì, anche ai ragazzi perchè è una storia avvincente e molto interessante

La penna mi cade di mano. Non è inutile cercare di mettere per iscritto queste cose? A me la storia è stata raccontata al crepuscolo accanto al fuoco. Sento ancora quella voce suadente e i brividi corrermi per la schiena, quei brividi che non sono solo di paura, ma anche di piacere e di aspettativa. Con che batticuore ascoltavamo, e in particolare questa storia, perché pareva sollevare un lembo del velo che nasconde l’inconoscibile! E in che strano stato d’animo ci lasciava, come se una porta si fosse aperta e finalmente dovesse comparire qualcosa che veniva da quella tenebra immane! Quanto c’è di vero in questo racconto? È passato da una narratrice all’altra, qualcuna ha aggiunto qualcosa, qualcuna ha tolto. Ma non conterrà almeno un granello di verità? Non dà l’impressione di descrivere cose realmente accadute?

La vicenda inizia con la morte del terribile Generale Löwensköld, personaggio noto del piccolo paese di Hedeby. Il Generale per sua volontà vuole essere seppellito con il suo anello d’oro, donatogli da Carlo XII re di Svezia in persona. La famiglia del Generale acconsente e l’uomo viene seppellito nella cripta; in paese inizia un vociare concitato sul fatto che sia stato seppellito con l’anello d’oro e sul fatto che quest’ultimo possa venire rubato. Alcuni giorni dopo, muore la nipote del Generale e la tomba riaperta. In questo lasso di tempo Bård Bårdsson e la moglie iniziano a pensare all’anello e al suo destino, e proprio approfittando del fatto che la tomba sia rimasta aperta una notte, vanno a controllare se sia già stato rubato. La cupidigia si impossessa delle loro anime e infine derubano l’anello dal dito del morto. Inizia così una serie di guai per i Bårdsson: la tenuta prende fuoco, perdono possedimenti e denari, si ritrovano in rovina e la signora Bårdsson si uccide. Alcuni anni dopo, sul letto di morte Bårdsson confessa ad un pastore il furto dell’anello; il figlio di Bård Bårdsson origlia le confessioni del padre e deruba a sua volta il pastore che, incaricato dal padre, avrebbe dovuto riconsegnare l’anello al figlio del Generale. Mentre il figlio di Bårdsson tenta la fuga in Norvegia per andare a vendere l’anello, muore improvvisamente e viene notato da tre uomini che stavano facendo legna nel bosco, ovvero i fratelli Ivar e Erik Ivarsson e il loro figlio adottivo Paul Eliasson. Nel frattempo, il pastore ha comunque raccontato la storia dell’anello al figlio del Generale e quest’ultimo decide di andare dai Bårdsson per farselo restituire. Arrivato nel bosco, trova i fratelli Ivarsson e Eliasson con il cadavere del figlio di Bårdsson, e pensando che loro l’abbiano ucciso e rapinato, li trascina in tribunale.

Dopo una serie di vicissitudini, gli Ivarsson e Paul Eliasson vengono uccisi. Trascorrono molti anni, ma dell’anello ancora non si sa nulla. Un giorno, Marit Ivarsson, che fu la promessa sposa di Paul Eliasson, ritrova per caso un berretto dell’amato, dentro la cui nappa ecco l’anello. Ma Marta Bårdsdotter – la figlia di Bårdsson – che lavora presso Marit rivela che il berretto era di suo fratello. Marit capisce allora che il povero Paul avesse rubato il berretto del figlio di Bårdsson, ingnaro del fatto che contenesse l’anello. Così, per puro caso, ecco comparire Adrian Löwensköld, il nipote del Generale, e un suo amico: Adrian ha rotto il suo berretto e Marit, una donna gentile sempre pronta ad aiutare gli altri, glielo aggiusta ma nell’interno gli cuce l’anello.

Ed è così che l’anello passa di mano in mano, mentre il fantasma del Generale lo segue, senza mai poterlo prendere. L’anello torna così ad Hedeby, dove Adrian vive, e dove il fantasma del Generale inizia a comparire molto più di frequente.

È una storia di fantasmi decisamente avvincente, con quella suggestione nordica e quel pizzico di magia. È un racconto scorrevole, magistralmente tradotto in italiano, che rievoca una Svezia antica e piena di superstizioni, dove credere ai fantasmi è normale quando è normale sentirli sbattere le mele contro i muri perché sono arrabbiati.

Selma Lagerlöf è stata senza dubbio una scrittrice interessante che ha aiutato la cultura svedese con le sue opere e il suo lavoro di raccolta delle leggende locali. La Lagerlöf per me è stata una scoperta, ho trovato un gioiello di vera letteratura, e certamente continuerò a lasciarmi catturare dalle suggestioni da lei descritte.

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