Susan Vreeland | La passione di Artemisia

Alzo la testa tra la foresta di quadri ospiti della Galleria Palatina a Palazzo Pitti. Dopo due giorni di immersione totale nell’arte, dopo aver visitato Palazzo Vecchio, gli Uffizi, il Museo della Scienza, ecco che mi trovo in una delle più straordinarie gallerie d’arte del mondo. Alzo la testa e cammino in quelle enormi stanze fresche, dai pavimenti di marmo e con le ampie finestre che si affacciano sul magnifico giardino dei Boboli. Le opere qui conservate sono tantissime, quasi impossibile ricordarle tutte e dare a loro la giusta attenzione; ma una in particolare colpisce per la sua realtà, la sua luce, i tratti ben definiti, i colori smaglianti: è Giuditta con la sua ancella. L’eroina e l’ancella si voltano verso destra, dove l’osservatore del quadro non sa cosa c’è, ma lo può immaginare. Nel cesto spunta la testa di Oloferne e la spada che ha appena decapitato il tiranno, è appoggiata sensualmente sulla spalla scoperta di Giuditta. È un dipinto di Artemisia Gentileschi, donna pittrice vissuta nel Seicento, un’epoca ostile alle donne in generale, soprattutto se emancipate come lei.

Titolo: La passione di Artemisia

L’autrice: Susan Vreeland, è una scrittrice americana, vive a San Diego e i suoi romanzi sono pubblicati in italiano dall’Editore Neri Pozza

Editore: Neri Pozza (Collezione Beat)

Il mio consiglio: irrinunciabile agli appassionati di arte

“Sei stato il mio maestro”
“Sì. Ti ho insegnato a soffrire.”
“Mi hai insegnato a vivere e a usare la mia immaginazione. Mi hai risparmiato una vita di scampagnate e di ricami”.

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Questo è il dialogo che Susan Vreeland immagina svolgersi tra Artemisia Gentileschi e il padre Orazio, dialogo che fa da preludio alla loro riconciliazione, dopo quasi trent’anni di attriti.
In questo magnifico romanzo la Vreeland ci racconta la vita straordinaria di una delle pochissime pittrici donne, la prima pittrice ammessa nell’Accademia del Disegno a Firenze, e ci conduce attraverso le seicentesche Roma, Firenze, Genova e Napoli (città che ho visitato e amato, soprattutto Firenze).

Il romanzo narra la vita di Artemisia, dagli esordi alla maturità. Inizia in modo cruento, ripercorrendo le tappe del processo alla quale Artemisia partecipa in veste di vittima, anche se al tribunale pare che la colpevole sia lei. Artemisia è stata ripetutamente violata da Agostino Tassi, un amico del padre, ma la corte sembra quasi voler colpevole Artemisia perchè ‘ha provocato lei Agostino’.
Orazio per evitare scandali ulteriori che potrebbero macchiare la sua carriera di pittore, trova un marito per Artemisia ed essa si trasferisce a Firenze.
Iniziano gli anni fiorentini, fatti di commissioni per i Medici, l’ingresso in Accademia, la nascita della figlia Palmira e l’amicizia con Galileo Galilei. Ma sono anche anni difficili, perchè scopre che il marito ha molte amanti, tra cui una delle sue modelle.
La bravura di Artemisia si diffonde fino alla lontana Genova, dove un mecenate la chiama al suo palazzo, dove per qualche anno Artemisia e la figlia vivranno, dipingendo per Cesare Gentile.
Ma da Genova Artemisia deve presto fuggire: suo padre Orazio è nella stessa città, che attende l’amico Agostino, l’uomo che aveva stuprato Artemisia. Così fugge a Venezia e infine approda nuovamente a Roma, dove però molti ricordano ancora il suo processo e l’avvenimento drammatico successo anni prima. Così infine Artemisia si stabilisce a Napoli, dove lavora a nuovi dipinti. Il padre Orazio lavora e vive in Inghilterra e chiama Artemisia con lui, per aiutarlo a finire di dipingere dei pannelli per un soffitto. Artemisia, divorata dall’indecisione, ci va dopo aver partecipato alle nozze di sua figlia Palmira con un signore locale. Arrivata in Inghilterra, trova suo padre molto debole e malato, e spinta dalla compassione dipinge con lui e arriva finalmente a perdonarlo.

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