Sylvia Plath | Diari

Comprendere una persona è piuttosto difficile, tanto più una figura complessa come Sylvia Plath. Ho letto diversi suoi lavori: poesie, alcuni racconti e il suo unico romanzo. In generale, attraverso la lettura, si può provare a capire di più il personaggio dello scrittore, soprattutto quando sono in buona parte autobiografici, come negli scritti della Plath. Eppure, è stato solo attraverso i Diari che ho letto ciò che realmente provava Sylvia Plath e ciò che pensava.

Titolo: Diari

L’autrice: Sylvia Plath (Boston, 27 ottobre 1932 – Londra, 11 febbraio 1963) è stata una poetessa e scrittrice statunitense. Conosciuta principalmente per le sue poesie, ha anche scritto il romanzo semi autobiografico “La campana di vetro”. La trama ha un parallelo nella vita della Plath, che ha trascorso un periodo presso la rivista femminile Mademoiselle, successivamente al quale, in preda a un forte stato di depressione ha tentato il suicidio.

Editore: Adelphi

Il mio consiglio: per cercare di comprendere una delle figure più geniali del XX secolo

Ora da qualche parte devo pur cominciare e tanto vale cominciare dalla vita; credendo in me, con i miei limiti e una forte, vigorosa determinazione a combattere per superar[li] l’uno dopo l’altro.

Qui si possono leggere le sue vere emozioni perché nei Diari Sylvia scriveva per se stessa e non per il pubblico. Credo che stia qui la differenza. Quando si ostinava a scrivere poesie e prose doveva scrivere per vendere, per pubblicare, per guadagnare; mentre nei Diari riportava su carta per se stessa le sue passioni, i suoi successi o le sue delusioni. Così facendo, ci ha lasciato in eredità dei documenti fondamentali per capire quanto lei davvero fosse geniale.
La scrittura per questa ragazza americana era uno dei mezzi di interpretazione ed espressione della vita, lei voleva esprimere tutto ciò che a parole non riusciva a formulare. Paradossalmente, Sylvia non era mai soddisfatta del suo lavoro, perché certe cose sono troppo difficili da descrivere o si dà loro troppa drammaticità oppure le si sminuisce troppo. Per Sylvia ogni compagna del college era più brava di lei e ogni racconto che leggeva sulle riviste o sui quotidiani era meglio dei suoi. La Plath ha vissuto quasi tutta la sua vita con questo drammatico senso di inadeguatezza verso il mondo, un mondo malvagio che pian piano la schiacciava.
Una sensibilità estrema come la sua non è stata compresa dagli editori e dai lettori del suo tempo. Allora ad ogni rifiuto editoriale, lei rispondeva componendo altre poesie, altri racconti, fin quasi all’ossessione. Solo pochissimi suoi lavori sono stati pubblicati mentre era ancora in vita, riscuotendo ben poco successo. La sua raccolta poetica, Ariel, è stata pubblicata solo dopo la sua morte e lei ha composto buona parte delle poesie negli ultimi mesi di vita.
Lo schiacciante senso di inadeguatezza e di incapacità ha fatto sì che già da ragazza Sylvia, ancora studentessa al prestigioso Smith College, tentasse il suicidio (descritto poi con freddezza e distacco nella poesia Lady Lazarus).
Ma a nulla sono valsi l’amore della madre e soprattutto l’amore verso i suoi due figli, Frieda e Nicholas. Nulla avrebbe potuto fermare le intenzioni di Sylvia, nessuno avrebbe potuto immaginare cosa la scrittrice avesse in mente di mettere in pratica l’11 febbraio del 1963, durante quel dannato, gelido inverno inglese.
Nei Diari di Sylvia si legge: “so che non avrò vissuto finché la mia vita non sarà perpetuamente rinnovata nel tempo attraverso libri e racconti”.
Non hai vissuto invano, Sylvia, non hai solo saputo aspettare. Il pubblico di allora non ti ha capita, ma tu eri brava a scrivere, caspita se eri brava. Hai scritto che eri stufa di citare gli altri autori: avresti voluto essere citata tu.
Sylvia, avresti solo dovuto attendere, ma per te in quel momento il mondo doveva proprio finire.

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