Mo Yan | L’uomo che allevava i gatti

Che cosa leggiamo assieme questa volta? Direi che possiamo leggere “L’uomo che allevava i gatti”, nel mio scatolone ce l’ho. Io lo vado a prendere in biblioteca, così lo leggiamo insieme. Hai già letto qualcosa di autori cinesi? Sì, ho letto Dai Sijie “Balzac e la piccola sarta cinese” ma leggo volentieri Mo Yan, che tra l’altro l’anno scorso ha vinto il Nobel, vediamo come scrive; di solito i romanzieri orientali non mi deludono mai.

Infatti, nemmeno questa volta sono stata delusa.

Titolo: L’uomo che allevava i gatti

L’autore: Mo Yan, che in cine significa “non parlare” è lo pseudonimo letterario di Guan Moye (Gaomi, 17 febbraio 1955) ed è uno scrittore e sceneggiatore cinese. È considerato il più importante scrittore cinese contemporaneo. Ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura nel 2012.

Editore: Einaudi

Il mio consiglio: a chi piacciono le atmosfere leggendarie di una Cina superstiziosa

Ogni volta che torno a casa, scopro sempre qualcosa di assolutamente nuovo sul mio villaggio, che corrisponde all’esatto contrario di quello che sapevo in precedenza. La vita di campagna, con la sua molteplicità e complessità di colori, è come una vasta opera monumentale: non è affatto semplice leggerla e comprenderla fino in fondo.

Si tratta del primo libro che leggo scritto dal cinese Mo Yan, premio Nobel per la letteratura anno 2012, e con viva sorpresa mi sono ritrovata ad amare la sua scrittura.

“L’uomo che allevava i gatti” è una raccolta di racconti – 8 per la precisione – che ci conducono nella Cina rurale negli anni successivi alla Rivoluzione culturale cinese. Con notevole maestria e senza risparmiarsi moltissime descrizioni a dir poco poetiche, Mo Yan racconta una Cina a lui cara, ovvero quella vissuta quando era giovane e viveva in ristrettezze economiche nel distretto cinese di Gaomi.

Ne “Il vecchio fucile” Mo Yan racconta la storia di tre generazioni di uomini la cui vita è indissolubilmente legata a quella di un fucile arrugginito; “Il fiume inaridito” è la storia di due bambini che per via di una piccola marachella si mettono nei guai tanto da arrivare ad un conclusione drammatica. “Il cane e l’altalena” – quello che mi è piaciuto di più – racconta la storia di un ragazzo che dopo aver studiato in città ritorna nel suo villaggio natale, incontra una vecchia amica, e resta sconvolto dal suo cambiamento; in “Esplosioni” – che è forse il più drammatico – Mo Yan narra di una donna costretta ad abortire dal marito perché hanno già una figlia, e la politica del figlio unico e del controllo delle nascite parla chiaro: chi ha dei figli in più, incappa in salate multe. Ne “Il neonato abbandonato” Mo Yan traccia una critica severa al fenomeno dell’abbandono e dell’uccisione delle bambine cinesi, soprattutto nelle zone rurali o nelle campagne. “Il tornado” è un bellissimo racconto d’amore tra un anziano nonno e il suo adorato nipotino. “La colpa” è la storia di due fratellini che per curiosità si avvicinano ad un fiume dopo una piena, ma per una disgrazia uno dei due cade nelle acque impetuose e muore affogato. “Musica popolare” è la bella storia di alcuni commercianti cinesi che non vogliono accogliere un cieco nei loro locali, mentre una ristoratrice lo porta con sé e grazie alla musica del cieco vedrà fiorire i suoi guadagni; infine, “L’uomo che allevava” i gatti – che dà il titolo alla raccolta – racconta la storia di un ragazzo che decide di allevare gatti per venderli come cacciatori di topi che infestano le campagne.

In questi bellissimi e drammatici racconti di Mo Yan c’è la Cina più vera, la Cina magica con le sue leggende e le sue storie, come ho apprezzato nel racconto “La colpa” dove vengono descritte le tartarughe di fiume come esseri dotati di poteri soprannaturali. Mo Yan non risparmia crudeltà o episodi tristi, come appunto la piaga dell’uccisione delle figlie femmine. I suoi racconti sono scritti (e tradotti in italiano) in maniera esemplare: le descrizioni, come già ho detto, sono sublimi e poetiche e i continui flashback danno al racconto un senso più profondo senza mai appesantirlo.

Ho apprezzato moltissimo questo autore e certamente continuerò a leggere i suoi scritti.

 

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