Jack Kerouac | Sulla strada

Era sullo scaffale di una libreria e mi colpì in particolare la copertina. Una strada americana, una di quelle larghe strade con i semafori appesi a dei precari fili che ondeggiano durante i colpi di vento. In secondo piano un’auto sgangerata e un’insegna della Texaco. Ho sempre amato gli States degli anni ’40 e ’50. Di Kerouac allora non avevo ancora letto nulla, anche se durante i corsi di letteratura anglofona al liceo ne avevo ovviamente sentito parlare. Jack Kerouac è uno dei fondatori della Beat Generation, quel movimento letterario che sfocia nel desiderio di esplorazione e di rivolta; uno dei temi cari agli scrittori della Beat Generation è certamente il viaggio, il viaggio visto come bisogno primario per cercare se stessi, per conoscere nuovi mondi, ampliare gli orizzonti. Ma vi è anche il bisogno di sicurezza del ritorno a casa.

Ho iniziato a leggere Sulla strada senza grandi aspettative, avevo paura che essendo un libro che parla esclusivamente di viaggi avanti e indietro per gli States fosse noioso. Non potevo sbagliarmi di più. Mi sono addirittura stampata una cartina degli USA, visto che spesso Kerouac cita i vari Stati americani, avevo bisogno di sapere dove erano localizzati.

Tra me e la scrittura di Kerouac è scoccata la scintilla: in pochi giorni ho terminato il romanzo.

Titolo: Sulla strada

L’autore: Jack Kerouac, nato Jean-Louis Kerouac (Lowell, 12 marzo 1922 – St. Petersburg, 21 ottobre 1969) è stato uno scrittore e poeta statunitense. Considerato oggi uno dei più importanti scrittori americani del XX secolo, nonché fondatore del movimento Beat, il suo stile ritmato e immediato, chiamato dallo stesso Kerouac prosa spontanea, ha ispirato numerosi artisti e scrittori della Beat Generation. Le opere più conosciute sono Sulla strada, considerata il manifesto della Beat Generation, I sotterranei, I vagabondi del Dharma e Big Sur, che narrano dei suoi viaggi attraverso gli Stati Uniti e delle brevi permanenze in qualche località.

Editore: Mondadori

Il mio consiglio: perdetevi nei viaggi di Kerouac, non ve ne pentirete

“Cos’è quella sensazione che si prova quando ci si allontana in macchina dalle persone e le si vede recedere nella pianura fino a diventare macchioline e disperdersi? – è il mondo troppo grande che ci sovrasta, è l’addio. Ma intanto ci si proietta in avanti verso una nuova folle avventura sotto il cielo.”

Leggere “On the road” è come viaggiare negli Usa, in compagnia di Sal e Dean e tutta la banda, su una Cadillac scassata o una vecchia Ford del ’37; un viaggio intenso e intriso di emozioni, tra deserti, cieli rossi e viola, lunghi e placidi fiumi che trasportano i tronchi, città fumose e caotiche e umide paludi; e ancora, viaggiare tra Oceano e Oceano, col sole e con la neve – chissenefrega -, passando per le immense pianure regno dei grandi tornado. Toccando e fuggendo da Denver, Chigago, San Fra, Sacramento, Houston, Baton Rouge, e ancora, Charleston, New York, Detroit New Orleans.
La cara vecchia America degli ’50 descritta da Keruac ha colpito ancora, ancora dopo ben 55 anni dalla pubblicazione questo volume ha colpito un’altra ragazza, che ad occhi aperti sogna ancora un viaggio del genere, tra polvere e bottiglie di birra rotte.
Leggetelo, ma non aspettate troppo, leggetelo e basta.

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